Chiesa Collegiata di San Giovanni

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STORIA DELLA COLLEGIATA DI SAN GIOVANNI (di Don Vincenzo Cerri)

La nuova Chiesa Collegiata costruita nel 1748.
La nuova Chiesa Collegiata costruita nel 1748.

Nell'anno 1738, a causa della crescente popolazione di Nettuno, fu deciso di demolire l'antica Chiesa Collegiata troppo angusta e in cattivo stato, e di costruirne un'altra più ampia e decorosa, ma sullo stesso modello della precedente "coll'annesse camere canonicali, né più, né meno, in memoria imperitura (come da atti di quel comune) delle antiche coabitate e benedette dalla presenza e preghiere di tanto venerati Canonici" (21).

La nuova costruzione, realizzata su disegno dell'architetto Carlo Marchionni, fu compiuta nel 1748 e nuovamente dedicata ai Santi Giovanni Battista ed Evangelista e alla Vergine Santissima Assunta in Cielo, come appare dal quadro dell'altare maggiore dipinto da Vincenzo Strigelli.

È formata da una sola navata, tutta simmetrica nelle sue parti, bella e armoniosa, da sembrare più grande di quel che è di fatto, il soffitto è a volta a tutto sesto e forma, al sommo delle pareti, quattro lunette, entro cui si inscrivono su entrambi i lati quattro finestre.

Le pareti, che insistono sui pilastri e sugli archi delle cappelle laterali e dei vani di accesso, sono articolate verticalmente da 24 paraste che simulano la funzione di supporto della volta, e orizzontalmente da cornicioni che le dividono in perfetta armonia.

Nel centro del presbiterio era stata costruita la tomba capitolare con l'iscrizione: "Pro Capitulo", il cui uso fu vietato dalla legge che imponeva la sepoltura delle salme fuori dei centri abitati.

La bella balaustra di marmo fu fatta a spese del Canonico D. Benedetto Aulete, che poi fu Arciprete della Collegiata dal 1769 al 1797. Il suo stemma gentilizio si vede intagliato sulla porticina posta sui limitare del presbiterio.

Il Fonte battesimale è formato da un'ampia tazza di bel marmo di Siena con piedistallo e tabernacolo. È situato nel vano di sinistra, entrando dalla porta principale, chiuso da un piccolo cancello di ferro fatto in occasione dei restauri del 1867 (22).

La torre campanaria, per metà incorporata al sacro edificio, è alta circa 27 metri alla sommità della Croce: sorregge quattro campane, la più grande delle quali, detta:

"campanone", ha un diametro di 120 centimetri. Si ottenne la prima volta nel 1808 dalla fusione di due campane preesistenti, a spese del Comune di Nettuno.

Fu rifusa e ingrandita nel 1889; ma nel 1928, a seguito di una grave frattura causata da campanari inesperti, fu necessario rifonderla per la terza volta.

È dedicata al S. Cuore di Gesù, alla Vergine SS. delle Grazie e a San Giuseppe. Sulla sommità di essa è riportata parte della iscrizione latina che si trova nell'antichissima campana della Cattedrale di Metz, in Francia: "DEFUNCTOS PLORO, PESTEM FUGO, FESTA DECORO" (23).

La campana detta "mezzana", fusa anch'essa nell'anno 1889, ha un diametro di 96 centimetri ed è dedicata ai Santi Giovanni Battista ed Evangelista, Titolari della Collegiata. In una piccola cornice ovoidale sono riportate le altre espressioni della campana di Metz, mancanti al "campanone":

LAUDO DEUM - PLEBEM VOGO - CONGREGO CLERUM (24).

La terza, detta "campanella", è della stessa epoca; ha un diametro di 80 centimetri ed è dedicata a S. Raffaele Arcangelo e a San Sebastiano Martire.

A completare il concerto campanario, nel 1928 ne è stata aggiunta una quarta, più piccola della precedente, dedicata ai Santi Angeli Custodi e ai Santi Nicola, Andrea, Francesco e Teresa dal Bambin Gesù. Nella parte inferiore si leggono le parole: "VENITE ET ADORATE DEUM IN AULA SANCTA EIUS" (25).

Questo nuovo tempio comportò una spesa di 14.000 scudi, e vi contribuirono il Municipio, le pie Associazioni, nonché i Sommi Pontefici Clemente XII e Benedetto XIV. Fu solennemente consacrato il 25 novembre 1749 dal Vescovo Suffraganeo di Velletri Mons. Cremona, delegato per questo atto dal Cardinale Carafa, Vescovo di Albano.

I restauri del 1867

Dopo oltre cento anni, la Chiesa Collegiata era ridotta in uno stato deplorevole, specialmente a causa delle "parature" (26): quasi tutta rovinata negli stucchi e nelle cornici. Si rese perciò necessario un restauro generale e fu deciso di decorarla convenientemente, poiché era semplicemente imbiancata.

Il lavoro di decorazione fu affidato al pittore Andrea Monti, di Genzano, che aiutato da due suoi figli e da due altri artisti romani, portò a compimento l'opera con soddisfazione di tutti.

Nel frattempo furono fatte anche le dodici croci di metallo dorato disposte sulle pareti della Chiesa sul luogo delle unzioni fatte dal Vescovo il giorno della consacrazione; furono scolpite le conchiglie in marmo per l'acqua santa, collocate ai lati della porta principale, mentre i falegnami Achille Silvestroni e Saverio Fabri, di Albano, costruirono in noce il coro e i quattro confessionali.

Per tutti questi lavori il Capitolo spese la somma di circa 3.300 scudi.

La cappella della Madonna del Rosario fu restaurata e artisticamente decorata dal medesimo pittore Andrea Monti, allo scopo di erigere un bel monumento a Gesù Sacramentato, in riparazione delle empietà diffuse nel 1864 da Renan contro la divinità di Gesù Cristo.

L'altare, ricco di marmi pregiati, è dominato da un artistico tabernacolo e da una tela di buon pennello raffigurante la Vergine Santissima del Rosario con San Domenico e Santa Caterina. Per la restaurazione di questa cappella furono spese lire 6.722,75.

La cappella dell'Immacolata fu fatta abbellire con decorazioni, doratura e balaustra, da Giuseppe Trovarelli fu Filippo, per la somma di lire 2.500. Il quadro dell'altare rappresenta la Vergine Immacolata con San Vincenzo Ferreri e S. Luigi Gonzaga. Nel mezzo della cappella vi era la tomba gentilizia su cui tuttora si legge: Joseph Trovarelli sibi et suis. A.D. 1868.

La cappella del SS. Crocifisso fu eretta fin dalle fondamenta dalla famiglia Soffredini. In occasione dei restauri l'Avv. Calcedonio Soffredini la fece dipingere e adornare. Vi spese 1000 lire. Il quadro, dipinto con buon gusto, rappresenta il SS. Crocifisso e la Maddalena.

La cappella di San Michele Arcangelo anticamente era sotto il giuspatronato della famiglia Camposani, come si legge in una nota storica posta sulla parete di sinistra. Estinta questa famiglia, il Capitolo cedette il giuspatronato a Giovanni Moronesi e al suo genero G. D'Andrea, i quali fecero restaurare la cappella imitando le decorazioni di quella posta dirimpetto. Vi spesero 2500 lire. Il quadro dell'altare è una copia di quello di G. Reni esistente nella Chiesa dei Cappuccini in via Veneto a Roma. Come nelle altre cappelle, vi era la tomba gentilizia con l'iscrizione: Pro Familia Joannis Moronesi et Josephi D'Andrea, A.D. 1868.

Così restaurata, la Chiesa Collegiata fu riaperta al culto il 19 marzo del 1868, festa di San Giuseppe.

I restauri del 1965

Trascorso quasi un secolo la Chiesa Collegiata di San Giovanni presentava nuovamente i sintomi di una penosa decrepitezza. Il Rev. Capitolo, fidando nella collaborazione di tutti i concittadini, decise di intraprendere i necessari restauri.

I lavori programmati nel 1962 ebbero inizio il 23 settembre dell'anno seguente, quando il pittore romano Prof. Mario Giovenchi affrontò con paziente e ammirevole abilità il ripristino della volta facendole ritrovare l'originaria e spontanea armonia di linee.

Per risolvere il grande problema del rivestimento parietale fu chiesta la consulenza dell'architetto Dr. Cesare Ottaviani, il quale, lieto di poter offrire il suo gratuito contributo di artista, disegnò il rivestimento della conca absidale, realizzato poi con lastre di cemento marmorizzato dallo scultore romano Luigi De Blasi, nonché la nuova cantoria, più ampia e maestosa della precedente, che fu costruita dalla ditta Luigi Tajariol di Nettuno, su progetto di struttura dell'lngegner Aldo Arcangeli di Roma.

Le pareti furono prima arricchite nel fregio con bassorilievi disegnati dal medesimo Architetto Ottaviani e realizzati dallo scultore romano Romolo Rovetti, e quindi rivestite con pregiati marmi approntati dalla ditta Alfredo Soldati di Nettuno. Nell'esecuzione di questi lavori il signor Costaioli Antonio, nettunese, operò con amore e competenza, completando anche i bassorilievi incastonati sugli archi delle quattro cappelle laterali.

La sera del 29 novembre 1965 il Vescovo diocesano Monsignor Raffaele Macario, alla presenza del Clero, delle Autorità civili e di molto popolo, consacrò il nuovo altare maggiore, dono del signor Isidoro Porfiri (27), e vi celebrò i Divini Misteri.

Poco dopo fu condotto a termine anche il restauro della cappella del Fonte battesimale, rivestita anch'essa, in gran parte, con lastre di cemento marmorizzato.

La Chiesa nella parte centrale era ormai rimessa a nuovo. Sulla maestosa cantoria, progettata dall'architetto Ottaviani, fu collocato un grande organo, opera assai pregiata della ditta Giustozzi di Foligno, corredato di due manuali, 26 registri, 46 comandi e 906 canne. Ne fece dono la Cassa Rurale e Artigiana di Nettuno in collaborazione con una persona che desidera serbare l'incognito.

L'Architetto Ottaviani ha così sintetizzato i motivi ai quali si è ispirato nella direzione dei lavori di restauro:

"Si è operato all'interno della Chiesa, in una prima fase, limitatamente allo, sviluppo parietale e al fastigio, escludendo le cappelle, che si affacciano sulla navata, e il pavimento.
Nell'intento di conservare l'Opera con tutte le provvidenze tecniche possibili, è stato seguito lo stile del tempo sovrapponendolo all'originale nelle aggiunte e nelle sovrapposizioni, ad eccezione, nella conca absidale, delle zone a ferma quadrilatera prive di decorazione, nelle quali sono stati inseriti spartiti decorativi simbolici improntati a lineare semplicità.
La formula del Didron "consolidare non restaurare" che coincide con il punto di vista degli archeologi e degli storici dell'arte non era ovviamente attuabile data l'età della Fabbrica, dato che il consolidamento raramente è possibile senza aggiunte e detrazioni, e infine considerando che gli elementi architettonici e decorativi, hanno perduto il carattere individuale ed irregolare per assumere secondo il concetto rinascimentale forma geometrica e simmetrica.
Dopo uno studio accurato delle lesioni e degli strapiombi, si è limitato il lavoro di consolidamento al minimo indispensabile, utilizzando gli schemi di risorsa formatisi nella statica dell'edificio per il contrasto e la solidarietà delle strutture murarie, dando così credito al collaudo operato dal tempo.
Nei rivestimenti si è operato con riferimento per tipo similare ad altre opere note, tenendo presente l'evoluzione architettonica sotto il triplice aspetto del fine (utilitas), del mezzo (firmitas) e del carattere d'arte (venustas).
La realizzazione si è valsa di taluni accorgimenti e idee frutto di un'attenta e meditata ricerca: scelta dei marmi, intonazione degli stessi in base a schemi cromatici assortiti, impiego di liste di transizione tra colori non direttamente comparabili, tagli e innesti eseguiti secondo la tecnica delle migliori realizzazioni attuate in ogni tempo, policromia, composizione in base alla forma degli spartiti del paramento con raggio di azione che investe sia l'organismo che il piccolo elemento, impiego di marmi pregiati con intonazione al carattere formale interpretato attraverso la linea, la superficie e il volume negli elementi accessori di suppellettile e di decorazione.
La volontà di compiere un'opera idonea è stata confortata dalla percezione finale di aver conseguito un buon effetto d'insieme in un interno sobrio, intimo e festoso".

A ricordo duraturo di tali importanti restauri, sarà posta la seguente iscrizione nel vano di accesso alla sacrestia:

L'ANNO DEL SIGNORE 1965

IL CLERO E IL POPOLO DI NETTUNO

IN NOBILE GARA DI SOLIDARIETA' CRISTIANA

CON L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE

E CON ALTRI ENTI

SOTTO LA GUIDA DELL'ARCHITETTO

CESARE OTTAVIANI

HANNO RESTAURATO E ABBELLITO

QUESTA LORO INSIGNE COLLEGIATA

CHIESA MADRE DI NETTUNO

ANZIO E CONCA

(20) "Collegiate" sono le chiese nelle quali risiede un collegio di sacerdoti detti "cononici", incaricati delle funzioni solite a celebrarsi nelle medesime.
(21) G. Matteucci, op. cit. pag. 76.
(22) La pavimentazione marmorea della chiesa è stata applicata nell'anno 1896 ed è costata lire 11 al mq. messa in opera.
(23) "Piango i defunti, allontano la peste, rendo decorose le feste".
(24) "Lodo il Signore, chiamo i fedeli, raduno il clero".
(25) "Venite, adorate il Signore nella sua salita dimora".
(26) Fino a pochi anni fa, in occasione della festa patronale, si usava addobbare sfarzosamente tutto l'interno della chiesa.
(27) II medesimo signor Porfiri provvide a sue spese al restauro dei 4 confessionali e del coro, che per ragioni estetiche, fu ridotto a 6 stalli e alquanto abbassato.

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