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MARIA GORETTI
Storia di un piccolo fiore di campo

di
GIOVANNI ALBERTI

La presente opera si può acqistare presso
il Santuario Madonna delle Grazie a Nettuno
Tel./fax 06 9854011
E-mail: lastelladelmare@libero.it
www.santuarionettuno.it

 

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12 - Alessandro Serenelli


 


Il pentimento di Alessandro Serenelli


Mamma Assunta e Alessandro Serenelli
nel giugno 1954

La posizione singolare di uccisore di una Santa gli ha assegnato un ruolo scomodo ed oscuro. Con lui non sono teneri i primi biografi di Manetta ed un anonimo cronista de "II Messaggero" in data 8 luglio 1902 definisce Alessandro Serenelli la "belva umana".

Molti che hanno conosciuto più intimamente il suo dramma non hanno esitazioni a definirlo la vera vittima di questa vicenda.

C'è sempre il timore di "non capire", di ridere o di piangere con lo stato d'animo di chi "non saprà mai".

Alessandro Serenelli ha lasciato molte tracce del suo passato.

Della sua lunga esistenza sono rimaste testimonianze attendibili e lui stesso più volte ha cercato di "spiegare" le ragioni ed i torti che sono alla base della sua notorietà.

Si tratta di un personaggio certamente complesso e contraddittorio, protagonista dì una vicenda chiacchierata e passionale.

Violento nell'odio e prepotente nell'amore, un uomo dal doppio itinerario di vita.

Abbiamo voluto comporre il suo "ritratto" partendo da lontano, cercando le ragioni più che il fatto in sé, meditando sulla storia scritta tra le righe più che su quella conosciuta da tutti, facendo "parlare" le motivazioni più che il "personaggio".

La ricerca è stata lunga e paziente ed ispirata ad una rigorosa indagine metodologica: nulla a che vedere con un tentativo qualunquista di riabilitare e ricondannare tout-court il personaggio Serenelli.

Delineare i contorni della personalità di un individuo, vissuto in un contesto storico definito ed in una realtà culturale diversa da quella attuale, presenta non poche difficoltà.

L'indagine retrospettiva, che deve tener conto di episodi accaduti ed ormai scolpiti nel tempo, senza considerare e il processo di interazione ed un'attenta analisi relazionale, è forzatamente una indagine riduttiva.

Tuttavia, tenendo ben presenti questi limiti, sappiamo anche che il comportamento umano nella sua problematica, nel suo vivere quotidiano è la manifestazione di una memoria genetico-culturale dalle dinamiche evolutive spesso remote.

I progressi raggiunti dalle scienze antropologiche hanno avuto il merito di presentare la personalità di un uomo come un "continuum" nella dinamica ricerca della propria realizzazione.

In questa prospettiva dinamica il presente non può essere "ritratto" come una realtà staccata ed isolata da quello che è stato il background della persona. Tante volte ne è la sintesi, l'attualizzazione o addirittura anche il superamento.

Considerare il passato di un individuo non significa solo analizzare un fatto accaduto. Il suo codice genetico, l'ambiente culturale visto come spazio di vita dove avviene l'interazione, sono variabili determinanti.

Nella vita di Alessandro Serenelli emergono due atteggiamenti significativi e solo apparentemente contraddittori: l'errore ed il riscatto.

Il ventenne Serenelli, che in quel pomeriggio del luglio 1902 si rende protagonista di uno dei delitti più feroci di quel tempo, non sembra aver qualcosa in comune con l'altro Serenelli, che nella notte di Natale 1934 chiede perdono in ginocchio dinanzi a mamma Assunta.

Tra i due momenti, le tracce di una maturazione sofferta, il ruolo guida della Goretti ma anche la conferma che si tratta del medesimo Serenelli. Le ragioni del suo errore e del suo riscatto hanno radici lontane.

Alessandro nasce a Paterno (An) il 2 giugno 1882, "il giorno in cui morì Giuseppe Garibaldi" come lui stesso ricorda.

Il padre si chiama Giovanni, la mamma Mengoni Cecilia: hanno 8 figli, ad eccezione di Lucia tutti morti tragicamente.

Non conosce la mamma, morta dopo qualche mese dalla sua nascita, in una casa di cura per malattie mentali.

Questa figura materna gli mancherà sempre e lo stesso Serenelli attribuisce a questo ruolo assente la causa dei suoi problemi.

Vive la sua infanzia tra la casa di suo cugino e quella del fratello, ma nessuno si cura veramente della sua formazione (7). La sua carenza affettiva è ingigantita dal distacco con cui il padre interpreta il suo ruolo e dai continui cambiamenti di ambienti e di legami.

A 12 anni va a Torrette, frazione di Ancona, come aiuto marinaio, poi ad Olevano Romano ed infine a Paliano nella tenuta del senatore Scelsi.

L'esperienza frustrante di una famiglia incompleta ed il continuo mutamento di habitat e di amicizie, accentuano in lui quella tendenza alla solitudine, tanto da venir descritto dai suo contemporanei come un tipo taciturno, introverso e con tratti schizoidi.

Dalle testimonianze raccolte sembra che il suo hobby preferito siano le letture; unico e falsato contatto con un mondo che deve apparirgli estraneo e indecifrabile.

Una fuga dal quotidiano costellato di scarse stimolazioni ambientali e culturali che, unite alla precarietà della vita, accrescono il senso di frustrazione, elemento immancabile nella eziologia dell' aggressività.

Inoltre la morte di un fratello in un ospedale psichiatrico svolge un ruolo traumatizzante nella crescita psichica di Alessandro.

Siamo del parere che una presenza diversa della figura paterna ed una forte motivazione religioso-esistenziale potevano mitigare il "quadro" precedente, ma dalle dichiarazioni del Serenelli stesso esse sono del tutto trascurabili.

Circa il grado di istruzione frequenta la seconda elementare e non è il caso di parlare di veri interessi culturali.

La sua biblioteca personale non va al di là di qualche numero di "Tribuna Illustrata" e de "II Messaggero", unici e discutibili momenti di "recupero" motivazionale.

In passato si è attribuita un'importanza eccessiva all'incidenza di queste letture nella personalità di Alessandro. Si è parlato di pagine equivoche e figure oscene.

Consultando le annate del 1901 e 1902 sia de "II Messaggero" sia della "Tribuna Illustrata" ci si accorge che è una supposizione questa da ridimensionare: sono fatti di cronaca ed illustrazioni di dubbia capacità istigativa.

Inoltre studi sulla personalità e ricerche nel campo della criminologia tendono a considerare il problema in contorni diversi.

Il discorso non va posto in termini di stimolo ma di personalità e quella di Alessandro ha delle caratteristiche compromesse.

Il Serenelli, in un tentativo di ricostruzione dal profondo della sua vita, attribuisce un peso considerevole nella sua formazione alle amicizie contratte a Torrette, da lui definite dubbie; una variabile che possiamo solo riferire senza documentazione.

Nel 1896 a Paliano la famiglia Serenelli conosce i Goretti: un incontro-chiave che segnerà la personalità di Alessandro.

Da una parte la famiglia Goretti: una struttura familiare dai ruoli distinti, evidenti ed interiorizzabili, dotata inoltre di buone trame relazionali.

Dall'altra, la sua famiglia: un nucleo incompleto con ruoli e potenzialità inespresse.

L'avvenimento è certamente conflittuale per Alessandro adolescente e quindi in una fase delicata della costruzione del proprio io.

Inevitabile la nascita di un atteggiamento di ambivalenza affettiva verso i Goretti e soprattutto verso le donne di questa famiglia: idealizzazione di una figura femminile cui Alessandro mai riuscì ad assegnare un posto "normale".

Sarà questa ambivalenza a giocare un ruolo decisivo sia nell'errore sia nel riscatto.

Tenendo presenti le capacità di recupero che sono nel cuore di ogni uomo ed il ruolo straordinario della Marietta, l'esperienza di vita con la famiglia Goretti avrà un valore notevole nella "riabilitazione" del Serenelli.

Da mettere in risalto anche la vita di relazione tra le due famiglie, che a Le Ferriere soprattutto è intensa e pregnante, avendo in comune il tetto, la cucina, il lavoro, le preoccupazioni e la stessa preghiera.

Dai dati raccolti risulta problematico determinare fino a che punto le due famiglie conservano la rispettiva identità e probabilmente ruoli e dinamiche sono in costante fluidità.

Anche tra i ragazzi dei due nuclei i rapporti sono improntati a grande familiarità, almeno fino alla prime "avances" di Alessandro a Marietta. Mamma Assunta prega più volte Alessandro di insegnare a leggere alla Goretti ed è il Serenelli a guidare i buoi con la cassa il giorno del funerale di Luigi.

È solo negli ultimi mesi che l'atteggiamento di Alessandro verso Marietta diviene ambiguo. La trama relazionale descritta svolge un ruolo facilitatore di un coinvolgimento emotivo, che in una personalità dalla difficile problematica affettiva, come quella del Serenelli, tende a proiettarsi.

Il 5 luglio del 1902 Alessandro Serenelli scrive la pagina più buia della sua storia. Non è un raptus improvviso, ma la conclusione di un progetto freddamente studiato nei particolari.

Dalle testimonianze risulta che è il terzo tentativo ed Alessandro questa volta sceglie anche la sanzione in caso di nuovo smacco:
"Dopo il secondo tentativo nella mia mente si formò più che mai il proposito di riuscire nello sfogo della mia passione e concepii anche l'idea di ucciderla se avesse continuato ad opporsi alle mie voglie" (8).

Quando scende la sera di quel pomeriggio di luglio, nella Cascina Antica rimane la malinconia dei perché. Partono tutti quel giorno ed il vento spinge fino all'orizzonte l'orrore del sacrilegio: nessuno tornerà più tra quelle mura.

Alessandro e Maria si incontreranno in un sogno colorato di gigli, nella cella del carcere di Noto.

Racconta Alessandro che durante il sonno gli apparve Marietta tutta vestita di bianco che raccoglieva in un giardino dei gigli e li porgeva a lui.

Al momento della consegna, i gigli si trasformano in tanti lumicini accesi. Per il Serenelli è la fine di un tunnel, il momento determinante della sua resurrezione.

Nella memoria, il disprezzo dei "cafoni" della palude, quei gradini della scalinata, il viaggio verso Nettuno, Regina Coeli, il processo e la condanna a 30 anni. Evita l'ergastolo perché minorenne.

Poi la peregrinazione nelle varie case di pena: dal 16 ottobre 1902 al 1918 vive nel carcere di Noto, dal 1918 al 1919 in Augusta, dal 1919 al 1924 in Mamone, dal 1924 al 1929 in Alghero.

Oltre il sogno della Marietta, un'altra tappa decisiva nella via della sua conversione è il colloquio che ha nel carcere di Noto con il vescovo della città Mons. Blandini.

In data 10 novembre 1910 il Serenelli, in una lettera inviata allo stesso Blandini, riconosce la gravità del suo gesto ed il proposito di riscattarsi.

Dopo 27 anni di detenzione è graziato per buona condotta e quando esce dal carcere è un altro Alessandro.

Il ruolo scomodo di ex-carcerato lo vive nella totale dimensione di Dio. Sopporta umiliazioni e malintesi, più volte viene indiziato di reati solo perché si chiama Serenelli.

La notte di Natale del 1934 in Corinaldo, inginocchiato dinanzi a mamma Assunta, in una atmosfera di struggente commozione, chiede pubblicamente perdono del suo delitto: "Perdonami Assunta.
"Se vi ha perdonato lei",
risponde Assunta "vi ha perdonato Dio, vi perdono anche io".

In seguito il desiderio di riscattarsi senza formalismi e rinascere nel significato evangelico diviene il programma della sua vita.

Il carattere riservato, l'incomprensione dei più, la delusione per una società che in fondo non lo perdonerà mai, la ricerca di Dio nel silenzio e nella preghiera, suggeriscono ad Alessandro l'idea del chiostro.

A Nettuno passò tante volte vicino al convento di S. Rocco: un fascino rimasto intatto dopo anni di oscurità.

Si è molto ricamato sulle ragioni che sono alla base della scelta decisa da Alessandro Serenelli.

Per l'ex carcerato, l'adattamento alla nuova realtà sociale si mostra più problematico del previsto. Più volte si trova al centro di malintesi e di pettegolezzi che bruciano sul nascere i tentativi di un normale inserimento.

Si sente estraneo in un mondo da cui ha ricevuto torti e ragioni.

Non è una rinuncia od una fuga, nel suo gesto cogliamo la volontà di un recupero sul piano esistenziale, un'esigenza che dice già molto sulla profondità della sua rinascita.

Alessandro scrive due lettere: una al Rettore dei Passionisti di Recanati, l'altra al Superiore dei Cappuccini di Ascoli: "Andrò da chi mi risponderà per primo" conclude il Serenelli.

Rispondono per primi i Cappuccini e nel convento di S. Serafino in Ascoli l'ex carcerato percorre a grandi falcate la via della sua completa guarigione interiore.

"Non era un frate - dichiara un religioso - ma visse tra di noi come un vero figlio di S. Francesco".

Il 15 gennaio 1970 mentre si reca in chiesa per ascoltare la S. Messa cade e si frattura una gamba.

È solo l'inizio della fine che avviene la mattina del 6 maggio 1970, all'età di 88 anni. Nel giorno e nel mese in cui settanta anni prima morì anche Luigi Goretti.

Tra gli effetti personali, il P. Urbano cappuccino trova una lettera sigillata che contiene uno scritto datato 5 maggio 1961.

È il suo testamento spirituale, un messaggio di grande nobiltà d'animo, uno sguardo in profondità nel mistero di un uomo che caparbiamente ha ritrovato la sua dignità.

Lo trascriviamo interamente in segno di rispetto e di stima:
"Sono vecchio di quasi 80 anni, prossimo a chiudere la mia giornata. Dando uno sguardo al passato, riconosco che nella mia prima giovinezza infilai una falsa strada, la via del male che mi condusse alla rovina.
Vedevo attraverso la stampa, gli spettacoli ed i cattivi esempi, che la maggior parte dei giovani segue quella via, senza darsi pensiero ed io pure non mi preoccupai.
Persone credenti e praticanti le avevo vicino a me, ma non ci badavo, accecato da una forza bruta che mi sospingeva verso una cattiva strada. A 20 anni consumai il delitto passionale, del quale oggi inorridisco al solo ricordo.
Maria Goretti, ora santa, fu l'angelo buono che la Provvidenza aveva messo dinanzi ai miei passi per salvarmi.
Ho impresse ancora nel cuore le sue parole di rimprovero e di perdono. Pregò per me e intercedette per il suo uccisore.
Seguirono 30 anni di prigione, se non fossi stato minorenne sarei stato condannato a vita.
Accettai la sentenza meritata, rassegnato espiai la mia colpa.
La piccola Maria fu veramente la mia luce, la mia protettrice: con il suo aiuto mi portai bene nei 27 anni di carcere e cercai di vivere onestamente, quando la società mi accettò tra i suoi membri.
I figli di S. Francesco, minori Cappuccini delle Marche, con carità serafica mi hanno accolto tra di loro non come servo ma come fratello e con loro convivo da 24 anni. Ora aspetto sereno il momento di essere ammesso alla visione di Dio, di riabbracdare i miei cari, di essere vicino al mio angelo protettore ed alla sua cara mamma Assunta.
Coloro che leggeranno questa mia lettera vogliano trarre il felice insegnamento di fuggire il male, seguire il bene sempre.
Fin da fanciulli pensino che la religione con i suoi precetti non è una cosa di cui si può fare a meno ma è il vero conforto, l'unica via sicura in tutte le circostanze anche le più dolorose della vita.
Pace e bene".

La nostra analisi della personalità di Alessandro Serenelli non poteva trascurare il ruolo avuto dalla fede nel cammino verso il suo riscatto.

Dopo il sogno di Marietta avuto in carcere ed il colloquio a Noto con il vescovo Giovanni Blandini, Alessandro inizia un processo di maturazione religiosa che traspare in maniera inequivocabile dalla lettura del suo testamento spirituale e che raggiunge la sua espressione più alta nel giorno del perdono chiesto a mamma Assunta.

La problematica religiosa non è mai del tutto assente dalla vita del Serenelli; molti documenti riferiscono della sua frequenza saltuaria alla S. Messa, anche prima di quel 5 luglio 1902.

Tuttavia è in seguito il valore più rilevante della sua esistenza di uomo che ha sbagliato, ma che ha riconosciuto il suo errore.

In Alessandro Serenelli la vicenda di un uomo dalla personalità complessa e per tanti versi contraddittoria, ma anche la realizzazione di un progetto di rinascita dove la fede in Dio è una presenza di salvezza e di ricostruzione dell'uomo dal- di-dentro.

Ancora un duro colpo alla teoria della fede come alienazione cara alla ideologia vetero e neo-marxista e liberal-massonica.

 

NOTE

(7) CIOMEI F. - II pugnale dei tanti rimorsi - pag. 10 - 1988.

(8) PR. IMF. f. 160.

 



OPERA APPARTENENTE AL FONDO BIBLIOGRAFICO
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