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DON VINCENZO
CERRI

Storico-ricercatore

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PERSONAGGI ILLUSTRI

( di Walter Bitondi)

Don Vincenzo Cerri nasce a Nettuno da Mariano e da Teresa Passeri. Già da ragazzo è pervaso dal grande desiderio di diventare sacerdote. La sua determinazione e la sua tenacia convincono i genitori a farlo entrare in Seminario, dapprima nel Convento dei Padri Passionisti di Nettuno, poi nel Seminario Vescovile di Velletri dove frequenta il Ginnasio ed il Liceo. Successivamente completa gli studi teologici nel Pontificio Seminario Leoniano di Anagni, dove viene ben presto nominato Prefetto per la sua particolare capacità di soprintendere agli altri più giovani seminaristi.
Riceve l'Ordinazione Sacerdotale l' 8 dicembre 1939 ed inizia subitola sua missione nella Chiesa di San Giovanni, distinguendosi per la sua fattiva collaborazione ad un altro insigne Nettunese: l'Arciprete Parroco Mons.Nicola De Franceschi. Fa parte del Capitolo insieme agli altri Canonici, Don Angelo Mariola, Don Pietro Burge, Don Francesco Verlezza; nei primi anni, si dedica completamente nell'opera di apostolato in favore dei giovani della Parrocchia. Organizza le fila dell'Azione Cattolica, istituisce un centro di animazione per i numerosi militari, che in quel periodo erano di stanza a Nettuno. Già in quei tempi dimostra la sua particolare versalità musicale e canora componendo inni, marce e canti.
Le vicende belliche obbligano anche Don Vincenzo, come del resto tutti i Nettunesi, a lasciare la propria dimora. Anche in questa drammatica vicenda è subito punto di riferimento per molti fedeli, nella zona dell'entroterra nettunese, alla "Campana". In seguito è costretto a trasferirsi a Paola, in provincia di Cosenza. Un sofferto esilio, comune a tanti cittadini sparsi nella varie località del sud Italia - dalla Campania alla Sicilia - dove rimane affascinato della vita di San Francesco di Paola, Patrono della Città e della gente di mare. In quella residenza, per quanto possibile, si mette in corrispondenza con le famiglie Nettunesi presenti nelle diverse realtà del Sud, non facendo mai mancare la sua parola di speranza nell'aiuto della "Provvidenza" per superare quei difficili momenti. Dopo la tragica esperienza dello sfollamento, Don Vincenzo torna nella sua Nettuno e nella sua Chiesa nel settembre del 1944 e comincia la difficile opera di ricostruzione. Riprende febbrilmente il suo lavoro e il primo pensiero è rivolto ai giovani che cercano, in un momento di sbandamento e di grandi difficoltà economiche, un centro di aggregazione, un luogo in cui identificarsi. Trovano in Don Vincenzo un uomo, un sacerdote sempre pronto ad ascoltarli ed a vivere con loro, sempre pronto a guidarli ed a confortarli come un fratello maggiore; quindi riordina tutte le attività giovanili.
Nel novembre del 1944, insieme all'ideatore nazionale, il gesuita Padre Bittetti, dà inizio ad una attività di più ampia portata, destinata a lasciare il segno nei fedeli: la" Lega di Perseveranza".
E la perseveranza è la sua grande virtù: parla alla genta ed ai ragazzi di spiritualità, quando molti non sanno come sbarcare il lunario e come affrontare i grandi problemi che la terribile situazione economica mette in primo piano. Ma Don Vincenzo confida sempre nella "Provvidenza" e nella Madonna e, nei momenti più difficili ha la forza di credere che saranno questi i mezzi ad indicargli la strada.
La"lega di Perseveranza" costituisce un punto di aggregazione spirituale di molti uomini e giovani nettunesi. Ogni mese, il 1° sabato, vengono svolti esercizi spirituali formativi ai quali partecipano solo uomini e si concludono con la Santa Messa.
Fin da allora si evidenzia, nell'opera pastorale di Don Vincenzo, il compito di accrescere la devozione verso "Maria" veicolo per arrivare al "Signore".
E' difficile dare un'immagine compiuta della sua attività spirituale e pastorale: basti pensare che intorno a lui si sono formati tanti ragazzi, molti dei quali, poi, si sono distinti nell'opera e nell'impegno, per assicurare lo sviluppo economico e sociale della Città di Nettuno, senza dimenticare mai i suoi insegnamenti e la semplicità di Don Vincenzo, il suo particolare comportamento, che ne fanno un uomo schivo e mai al centro dell'attenzione. In disparte cura la sua comunità e ne osserva i progressi e, nella preghiera costante, rinsalda la sua spiritualità che gli fa confidare nell'aiuto del buon Dio.
Si è sempre fatto carico di tutte le preoccupazioni che gli venivano affidate portando tutto davanti al Signore con il quale ama intrattenersi nel silenzio della sua Chiesa.
Nella sua vita quotidiana c'è sempre un tenace filo d'oro che ha legato le sue azioni; è il filo alimentato dalla fiducia in Dio dalla sua totale disponibilità alla speranza. "Ci penserà la Provvidenza, noi non ci dobbiamo preoccupare"
Una Fede cieca, incrollabile, la Fede di chi crede. Con questo spirito, donando completamente se stesso alla Chiesa, in una comunione spirituale completa, Don Vincenzo inizia anche l'attività teatrale dei giovani. Lo aiutano tanti ragazzi, nella povertà, nella semplicità, ma con tanta serena allegria e, soprattutto lontani dalla "strada". "Vado da Don Vincenzo!", era la frase abituale rivolta ai genitori dai giovani uscendo di casa.
Successivamente Don Vincenzo istituisce anche una sezione della F.U.C.I., alla quale aderiscono i primi giovani universitari di Nettuno che rappresentano una nuova realtà che non può essere privata della continua assistenza spirituale.
Contemporaneamente è chiamato ad insegnare religione nella Scuola Magistrale gestita dalle Maestre Pie Filippini.
Il suo lavoro fra i giovani comincia a dare anche il frutto della "vocazione sacerdotale". Nel 1955 Giuseppe Panciera, un giovane di Nettuno proveniente dalle fila dell'Azione Cattolica, è ordinato Sacerdote. Don Pino, in questo periodo svolge il suo ministero nella Svizzera Italiana.

Negli anni successivi, l'opera di animazione spirituale di Don Vincenzo e dei suoi collaboratori porta ancora nuovi frutti con le Ordinazioni di Padre Carlo Andolfi e dell'eccezionale Don Massimo Silla ora Parroco della Parrocchia del Sacro Cuore.
A molti ragazzi insegna a cantare e istituisce due Scholae Cantorum, una presso l'Istituto delle Maestre Pie Filippini ed una Presso la Scuola delle Figlie della Croce.
Nel 1954, in occasione dell'Anno Mariano, per richiamare l'attenzione dei fedeli sulla devozione alla Madonna ed in particolare dei Nettunesi sul valore della tradizionale processione di Maggio, allestisce, nell'aula Magna dell'Istituto di S. Lucia Filippini raffigurante, tra l'altro e in miniatura, il percorso processionale ed i suoi personaggi.
Nel 1956 con l'aiuto del nipote, improvvisandosi muratore, realizza un camminamento in cemento a ridosso della parete della Chiesa, lungo il perimetro della prima copertura, per sistemare le tegole dissestate ed impedire le infiltrazioni dell'acqua. Continue sono, poi, le sue opere di riparazioni e sistemazioni interne della Chiesa, quali la riparazione dei danni fatte dagli addobbatori che ogni anno preparavano la Chiesa in occasione della Festa di Maggio. Fa aggiustare anche i finestroni, sostituendoli con elementi nuovi di castagno. In seguito farà sostituire anche il finestrone della facciata principale. La Croce di ferro, soprastante il timpano della Chiesa, la farà sostituire perchè corrosa e pericolante.
Il 27 dicembre 1962, con una solenne cerimonia, è nominato da Sua Eccellenza Mons. Raffaele Macario, l'allora Vescovo, Vicario Auditore con diritto di successione al Parroco della Chiesa di San Giovanni.
Il settembre 1963 iniziano i lavori per la sistemazione della volta, la ricomposizione dei tetti ed il ritocco dei dipinti ad iniziare dall'abside. Nel novembre 1964 è ultimato il lavoro di ricostruzione, tutte le pareti sono arricchite con bassorilievi e riprese di stucchi avvalendosi dell'opera manuale di competenti stuccatori , sempre nettunesi. Ricordiamo fra gli altri Marcello Fiorilli e Antonio Costaioli. Don Vincenzo pone mano anche al restauro della Cappella del Fonte Battesimale arricchendola con lastre di cemento marmorizzato. Esegue, manualmente, l'abbellimento della Cappella del Santissimo Sacramento provvedendo a decorare l'intera pala dell'altare con mosaico in oro zecchino. Il suo amore per la Chiesa non può tralasciare il ripristino dell'organo. Ne è acquistato uno grande, assai pregiato.

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Nel marzo del 1971, i sacerdoti della vicaria della zona mare della Diocesi di Albano, lo eleggono Vicario Foraneo, in pratica coordinatore dell'attività pastorale di tutte le Parrocchie della Vicaria che comprende Anzio, Borgo Montello, Ferriere e Nettuno, incarico che gli viene più volte riconfermato. In tale veste s'impegna con ogni sforzo per l'istituzione di nuove Parrocchie. In particolare contribuisce alla costruzione, nel territorio di Nettuno, di locali, alcuni provvisori, per la Chiesa di Sant'Anna, di San Paolo a Tre Cancelli, della Madonna del Buon Consiglio a Piscina Cardillo, di San Giacomo, di Santa Lucia Vergine e Martire a Cadolino e dell'Esaltazione della Santa Croce a Sandalo di Ponente.

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Nella sua vita pastorale, Don Vincenzo manifesta un' immensa fiducia nell'intercessione alla Madonna. Egli, in ogni circostanza, non manca di rilevare l'importanza della protezione di Maria, specie quando la comunità cittadina attraversa momenti di minore tensione spirituale. Viene così organizzato da Don Vincenzo un pellegrinaggio straordinario e penitenziale che porta la Statua della Madonna delle Grazie in tutte le Parrocchie della Vicaria. La manifestazione inizia il 10 ottobre e termina l'8 dicembre 1970 con una memorabile processione Mariana da Anzio a Nettuno, con la benedizione del Papa Paolo VI° per richiamare la comunità cristiana sull'importanza dei valori dello spirito e sulla forza mediatrice di Maria per la salvezza degli uomini.
Nel 1976, dopo il primo grande pellegrinaggio parrocchiale a Lourdes, promuove uno speciale appuntamento di preghiera Mariana presso il Santuario di Nostra Signora delle Grazie, il primo sabato del mese. In ogni occasione, Don Vincenzo procede puntualmente alla pubblicazione di speciali fascicoli contenenti canti e preghiere, non facendo mai mancare il suo continuo messaggio per la salvezza delle anime. In tutto ciò che programma e realizza Don Vincenzo è sempre stimolato dalla tensione di trasmettere come il "Buon Pastore" il valore della Fede. La sua è una Fede che affascina ed accresce ogni giorno; il suo carisma, con il quale coinvolge tutti i suoi collaboratori nelle iniziative e scuote fortemente l'entusiasmo dei fedeli. La sua fiducia nel Signore è incrollabile e non conosce limiti. Vengono in mente le sue espressioni asciutte, la chiarezza e l'immediata comprensibilità delle parole della sua catechesi, dei suoi consigli, delle sue testimonianze e delle sue concrete e misurate omelie.

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Il suo amore per Nettuno è sempre premuroso e teso a rafforzare l'interesse per la tradizione e la storia locale. Nel 1974 il Comune di Nettuno presenta il suo primo libro:"Nettuno e la sua Collegiata". L'opera rappresenta una dettagliata rassegna della storia della Collegiata di San Giovanni, dalle sue origini ai tempi nostri, felicemente integrate con un'esauriente analisi della storia della Città, i personaggi, le tradizioni e il suo sviluppo. Il libro è presentato da un' illustre personalità di Governo nella sala Consigliare del Comune, nell'ambito di una solenne cerimonia. Inizia, così, la sua copiosa letteratura e l'attività editoriale, tesa, soprattutto, a sostenere il nome e le origini della città di Nettuno. A tale scopo contribuisce alla costituzione legale del "Centro studi Archeologici e Storici - Neptunia", di cui diviene presidente.
Attiva anche la sua opera in occasione delle visite papali di Sua Santità Paolo VI° e di Sua Santità Giovanni Paolo II°, pubblicando un interessante album fotografico a ricordo dello stesso avvenimento.
Nel 1978, sempre per la collana "Caritas", pubblica il suo libro" La Sacra Sindone e le intuizioni mistiche di Maria Valtorta", nel quale sviluppa un'approfondita indagine comparata fra il sacro cimelio e la narrazione di Maria Valtorta. L'opera è presentata anche a Torino in occasione del pellegrinaggio della Parrocchia di San Giovanni, nella ricorrenza dell'esposizione della Sacra Sindone.
La città di Nettuno, nell'intento di esaltare la sua attività pastorale, culturale e sociale, gli conferisce il titolo di "Cittadino onorario" nella ricorrenza dell'8 dicembre 1979. Successivamente, Don Vincenzo procede alla riedizione del libro della storia di "Nettuno", dove viene ritratta l'antologia della nostra Città e lo studio della sua evoluzione millenaria, presentando, alle nuove generazioni, tanti altri temi da trattare e da approfondire, tutti inerenti la storia e lo sviluppo di Nettuno.


I libri sono pubblicati dalla "Collana Caritas", e l'incasso, se c'è, è devoluto ad opere di beneficenza.

- A. Pagliuca: "Don Pietro- Ritratto di un amico"
- V. Cerri: "La festa di Nostra Signora delle Grazie a Nettuno"
- Oscar Rampone: "Il Papa a Nettuno"
- R. Iacobelli: "Uomini illustri - Angelo Castellani"
- A. Pagliuca: " I corsari di Torre Astura"
- V. Cerri: "La Sacra Sindone e le intuizioni mistiche di Maria Valtorta"
- Oscar Rampone: " Nettuno vista da un giornalista"
- V. Cerri: "Nettuno" (edizione tedesca)

Nell'anno 1982 inizia a pubblicare un periodico parrocchiale "La Campanella" con lo scopo di far pervenire parole di Fede a tutte le famiglie della Parrocchia.

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Il suo impegno per la casa del Signore e gli studi sulla storia di Nettuno non lo hanno mai distolto dal suo ministeroa pastorale. Durante tutta la sua vita, l'attenzione è stata sempre rivolta alla cura dei suoi parrocchiani e dei Nettunesi in genere. Don Vincenzo sempre premuroso per i bisogni spirituali di ciascuno, ha sempre rivolto le sue sollecitazioni verso tutti, con costanza e solerzia paterna, invitando tutti alla conversione, alla preghiera, all'incontro continuo con Dio, organizzando incontri, seminari, ritiri spirituali, conferenze, pellegrinaggi, raccomandando sempre l'importanza della catechesi, la diffusione della Parola, tutta finalizzata alla conversione dei suoi fedeli. La sua più ferma determinazione a sostegno delle categorie più bisognose, più deboli ed emarginate lo porta ad istituire e dirigere il "Centro Operativo Caritas" che è inaugurato il 29 ottobre 1982 da sua Eccellenza Mons. Dante Bernini, Vescovo della Diocesi di Albano. Il "Centro" ha lo scopo di aiutare ed impegnare nelle attività di recupero e di inserimento sociale i giovani disabili, sostenendoli nel proficuo impegno del tempo libero con cura ed amore filiale.

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Nel 1985 istituisce la nuova Confraternita di Nostra Signora delle Grazie, per rafforzare le ragioni della Fede anche attraverso l'affidamento completo a Maria, un completo abbandono nelle mani della Vergine Maria. Per arricchire la presenza della Confraternita nella tradizionale processione, Don Vincenzo ripristina l'uso dello stendardo con una nuova immagine della Madonna. Compone parole e musica di due canti che diventano, in breve tempo, i canti nei quali si riconosce la confraternita stessa.

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Durante tutto l'ottavario di presenza della Venerata Immagine della Madonna della Grazie nella Collegiata, dà inizio alla "fiaccolata serale". Il corteo penitenziale si snoda suggestivamente per le viuzze del Borgo e culmina sul sagrato della Chiesa, con la solenne Benedizione Eucaristica. L'atto penitenziale diventa immediatamente un grande appuntamento popolare di Fede e si ripete per tutti gli anni successivi.
Sono state succintamente illustrate alcune delle sue opere più importanti, ma la virtù che lo distingue è il suo esempio di vita basato essenzialmente sull'umiltà e la povertà.


Oscar Rampone si esprime così:
"Gli elogi lo imbarazzano e ne è schivo a tal punto che gli amici che lo conoscono bene evitano di fargliene.
Don Vincenzo appartiene a quelle rare creature che seminano il bene. La sua estrema umiltà lo ha fatto operare sempre in segreto, le sue opere di carità sono pervase da quella fraternità che non abbassa ma eleva, non umilia ma fortifica. La sua bontà si travasa nei beneficiati che lo amano perchè lui ama: il suo amore ritorna a lui come l'immagine dallo specchio. Anche se compiute in silenzio, le sue innumerevoli opere buone hanno dato vita ad una grande popolarità. Senza minimamente volerlo ne immaginarlo, Don Vincenzo ha eretto il suo monumento.





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