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La stagione di Nettuno è l'estate. Quando arriva, la città l'accoglie spalancando porte e finestre, imbandierando i balconi con vesti colorate di donne e bambini, aprendo ombrelloni festosi, e trasformando le terrazze in bar con sedie rosse, azzurre, verdi e gialle. L'accoglie col rigoglio di tutti i suoi giardini odorosi di caprifoglio, e le offre mazzi di rose, pennacchi di oleandri, mantelli di bougainvillee.
Nettuno le presenta così le chiavi della città. E l'estate ne prende subito possesso: fiumi di sole corrono lungo le strade, inondano tutte le piazze, frugano dappertutto. Se non è al mattino, sarà a mezzogiorno, al pomeriggio, o al tramonto, ma state certi che, al crepuscolo, ogni angolo avrà avuto il suo raggio di sole.
E' proprio quello che vuole la città, lasciarsi frugare, mettere in mostra tutto quello che ha.
I vicoli bui che per tutto l'inverno hanno covato malinconia e tenuto sottochiave i loro segreti, ora che il sole li carezza, si mettono improvvisamente a ridere, a cantare, a dire tutto a tutti. Così che finalmente riesci ad appurare che cosa c era dietro quelle finestre e quei due portoni che avevi visti eternamente chiusi. In una casa c'erano due vecchine barricate contro l'inverno; nell'altra non c'era nessuno e la bella signora bionda, che asciuga i suoi lunghi capelli lasciandovi ridere dentro il sole, è arrivata solamente ora insieme al corteo che ha seguito l'estate ed ha riempito alberghi, case private e tutti i villini che erano stati lasciati soli a soffrire l'inverno.
Raggi di sole sono entrati, non solo in tutte le case, ma, dagli alti finestroni, si sono infilati anche nelle chiese. Sciabolate di luce hanno tagliato le navate, sono scese giù a curiosare, a vedere com'era fatta la faccia di quell'angelo o di quel santo relegato in una nicchia, e magari gli hanno improvvisato un pastorale d'oro, o accennato un'aureola.
Fasce di sole sono entrate anche nelle corsie dell'ospedale e, da un momento all'altro, decine di ammalati sono scesi dal letto, e hanno chiesto di essere messi in uscita.
Passa per le vie, l'estate, e trova tutti lì ad invitarla: " Venga, venga, s'accomodi ". E lei non si lascia pregare. Entra decisa da porte e finestre, gira per tutte le stanze, agita le tende, si china sul tavolo, si mette a leggere e volta veloce le pagine di quel libro d'inglese lasciato aperto vari giorni prima dal ragazzo rimandato a settembre; o ti fa trasalire con una porta sbattuta all'improvviso.
Sale in terrazza, e ai giovani sdraiati nell'isoletta d'ombra dell'ombrellone consegna messaggi tropicali di oasi e atolli, di danzanti hawaiane e collane di fiori, oppure il messaggio più prosaico, ma non meno gradito, della frittura di pesce della trattoria sottostante.
Chiama a raccolta i rondoni che arrivano veloci e formano, ora sulla basilica della Madonna delle Grazie, ora sull'antica chiesa di San Giovanni, rotanti ombrelli di ali irrequiete. E quello che filtra da questi ombrelli è un cielo più azzurro e più felice.
I balconi della città spettegolano con i panni stesi ad asciugare. Uno, con due pantaloncini e una vesticciola strappata, dice che lì ci sono tre bambini scatenati; un altro, con una enorme vestaglia, che lì c'è un donnone. Una serie di fazzoletti c'informa che tutta la famiglia s'è beccata ,un bel raffreddore. Da un altro balcone, uno stenditoio ci fa sapere che quella sventata della signora ha messo insieme nella lavatrice panni di colore e panni bianchi, ed ha fatto un macello. Intanto, con l'aiuto del vento, le maniche lunghe di una camicia da uomo salutano affettuosamente la camicetta di organza rosa della signorina della casa accanto, che sembra schermirsi lusingata. Arriva a tempo la signora a portar via la camicia del marito.
I ristoranti, stanchi di stare al chiuso, vengono fuori e si sistemano con tavoli, sedie ed ombrelloni sui marciapiedi, o addirittura sotto apposite tettoie. E, siccome qua nessuno è fesso, pizzerie e bar si precipitano all'aperto, mentre spuntano tavolini, sedie ed ombrelloni intorno ai chioschi di bibite e gelati. Anche le " cantine " spingono fuori qualche tavolo e sostituiscono con la frasca fresca, la frasca frusta. |