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NETTUNO
RITRATTI DI UN TEMPO

di
DON VINCENZO CERRI

Nettuno 5 Maggio 2000

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01 - RITRATTI DI UN TEMPO

Pro memoria

L'attuale territorio di Nettuno anticamente era parte essenziale di Antium, la grande città che si estendeva su tutta la fascia costiera, dall'attuale Lavinio alla Torre di Astura. Era un luogo abitato forse da millenni, dal popolo Volsco prima, e poi dai Romani che ne fecero una loro colonia, residenza sfarzosa di illustri personaggi-
Sul principio del secolo VI la città, come tante altre, fu saccheggiata e distrutta
dai Goti. I cittadini sopravvissuti al loro passaggio tornarono alla loro terra e si arroccarono attorno al tempio dedicato al dio Nettuno, che sorgeva al centro del borgo qui raffigurato, precisamente sul luogo stesso dove sorge la Chiesa di San Giovanni. Fu questo tempio che diede il nome al paese, perché era la sola zona abitata fra le rovine dell'antica Antium.
Stefano Borgia, nella sua "Breve storia del dominio temporale dei Papi", pone anche Nettuno nell'elenco dei paesi che nei primi anni del VII secolo facevano parte del Ducato Romano.
Il disegno qui riprodotto (della raccolta di stampe "Bertarelli" di Milano) lascia immaginare quale fosse la vita cittadina dei secoli che seguirono: agricoltura e pastorizia, per lo più. Ci fu un tempo, attorno al secolo X, nel quale Nettuno era considerata il granaio del Lazio. Il "medium" di Nettuno era preso come unità di misura per gli abitanti dei paesi e delle campagne vicine.
Il popolo Nettunese, per tradizione innata, non esercita attività pescatoria.

 

Dal secolo VII al secolo IX Nettuno subisce i ripetuti assalti dei Saraceni, che "come nugoli di cavallette si spingono nella campagna romana consumando eccidi e profanando chiese, i cui altari vengono adibiti a.mangiatoie per cavalli" (Guglielmotti).
Nei secoli X e XI i Papi Giovanni X e Benedetto Vili fortificarono il Castello di Nettuno con torri, porte, cataratte e saracinesche. Dopo il secolo XVIII si alzarono gli antemurali per impedire assalti a colpi d'ariete e l'accesso alle porte delle mura superiori.
Nel 1048 - 1100 tutto il vasto territorio di Nettuno, dei Conti di Tuscolo, passa alla famiglia monastica di Grottaferrata, che ne terrà il governo per circa due secoli.
Nel 1189 Nettuno con tutte le sue terre entra in possesso della famiglia degli Orsini.
Nel 1427 passa ai Colonna; da questi, nel 1501, a Rodrigo Borgia, ma nel 1504 ritorna ai Colonna.
L' 11 dicembre 1544 il Papa Clemente Vili rende noto ai Nettunesi l'acquisto fatto di tutto il loro territorio e allo scopo di "beneficare massimamente il pubblico e privato interesse di detta terra e luoghi circonvicini", promette di "disboscare ed estirpare e ridurre a coltura" ... "il territorio tutto del detto castello" ; e perché "gli abitanti dello stesso castello abbondino di molto frumento e di tutto quello che umanamente necessita" ... " e perché questo accada al più presto e sicuramente per il commercio", promette di ristabilire almeno in parte il porto neroniano "non del tutto rovinato".
Il 21 aprile 1697 il Papa Innocenze XII si reca a Nettuno e quindi a Capo d'Anzio con dodici Cardinali e due architetti (Carlo Fontana e Alessandro Zinaghi) per scegliere il luogo più adatto alla costruzione del nuovo porto, già promesso da Clemente Vili nel 1594. Il porto detto Innocenziano verrà inaugurato nel maggio del 1700.

Si approvò il progetto di Zinaghi
perché meno costoso e più orientale;
ma spesero di più, perché andò male:
fu un porto non di mar, ma al più per laghi.
Coniarono monete con la scritta:
"i venti e il mar gli fanno riverenza" ;
il vento invece ancor gli fa violenza
e il mar gli porta sabbia fìtta fìtta.

 

E' ben visibile in questi disegni l'unico luogo abitato di tutta la fascia costiera, una volta dominato dal tempio pagano del dio Nettuno da cui prese il nome il paese, e ora sostituito dalla chiesa di San Giovanni.
A sinistra, la chiesa di San Francesco col suo campanile.
Sullo sfondo a destra, in lontananza, appena visibile, la piccola chiesa dell'Annunziata presso la quale, nel 1550, avvenne il naufragio della nave che lasciò a Nettuno la venerata statua di Nostra Signora delle Grazie.
Abitanti di quel tempo: poco più di mille.

 

 

 

Carta topografica di G. Cingolani.
Tutto il territorio anticamente occupato dalla città di Antium - dall'attuale Lavinio fino alla Torre d'Astura - dopo la distruzione della città, rimase proprietà dei cittadini che ricostruirono le loro abitazioni intorno al tempio del dio Nettuno, fino al 1857. In quell'anno il Papa Pio IX, annuendo ai desideri della popolazione cresciuta intorno al porto Innocenziano, consistente in 1500 anime, decretò l'istituzione del nuovo Comune col nome di Anzio, contrariamente ai desideri dei Nettunesi che volevano che si chiamasse Porto d'Anzio. Diviso in quattro parti tutto il territorio di Nettuno, se ne assegnò una al nuovo Comune.

 

 

Le mura castellane
Sono quelle del 1865, prima che Pio IX ordinasse di eseguire la sentenza del Tribunale della Sacra Rota, con la quale si faceva obblico al fisco di restaurarle e di costruire una solida strada dalla parte del mare.

 

 

Siamo intorno all'anno 1880 (abitanti 2700) - Sindaco: Domenico Combi. Poche case, oggi scomparse, fiancheggiano la strada principale che dalla Piazza dei Pozzi (oggi piazza Mazzini) conduce al Santuario. Sopravvive ancora la torre merlata (ma i merli sono volati via) molto invecchiata, malata del morbo di Parkinson specialmente sotto la pressione dei venti sciroccali. (A quando un radicale restauro?)

 



La strada per San Rocco (1900) - Sindaco: Angelo Combi. A destra in alto: il palazzo comunale in costruzione. A sinistra: nessuna balaustra lungo la spiaggia. Al centro: alcuni uomini si sono immessi sulla strada costiera che conduce al poligono, distrutta in seguito dalle forti mareggiate. Sulla spiaggia: un baraccone per la stagione estiva. A sinistra, in basso: una signora che agli anziani di oggi ricorda la simpatica Calliope.

 

 

Un'istantanea della processione di maggio. Le Priore, tre donne sposate nel loro antico abito festivo, procedono verso il Santuario. Le segue l'arciprete parroco don Giuseppe della Canfora, un uomo dall'aspetto imponente (come diceva mons. De Franceschi che l'aveva conosciuto) che ha retto la parrocchia di San Giovanni dal 1866 al 1882. Al suo fianco un Confratello con la paletta onoraria; la quale, nelle successive processioni, farà qualche passo in avanti preferendo onorare le Priore... Appoggiata allo stipite della porta della sua osteria, la signora Illuminata Olivieri (in basso a destra).

 

 

Una delle più interessanti fotografie della piazza Mazzini (allora piazza Umberto 1°) risalente agli anni venti
- I movimenti dei pedoni non sono disturbati neppure dal transito del tram che torna al capolinea
- C'è ancora il gruppo delle case demolite nel 1937
- Al centro: il palco sempre a disposizione della banda musicale
- II carrettino a mano che si vede a sinistra era il mezzo più comune di trasporto merci di ogni negoziante
- Nessuna segnalazione stradale... Che bello!

 

Sette carri in assetto di guerra contro nove piccioni affamati.

 


Una visione della strada che porta a San Rocco e al Poligono d'Artiglieria, affiancata dal solo villino Silvestri. A destra, in primo piano, il ponte sul piccolo fiume Loracina, ricostruito nel 1852 dal Comune diNettuno e Porto d'Anzio. A ricordo di esso fu posta una lapide :
"Compiuta la nuova e più ampia strada che dall'antico porto all'ara si dirige della Protettrice Maria il Municipio di Nettuno e d'Anzio riedificò il ponte nel giro orientale del fiume Loracina di nuovo assorbito dall'avanzamento del mare per la terza volta rovinoso dall'irruenza dei flutti. L'anno 1852".

 

Il ponte sul fiume Loracina. Passa la diligenza militare trainata da due cavalli, diretta al Poligono, mentre due signori si scambiano il saluto mattutino. A sinistra: un Nettunese col suo asinelio verso la campagna.

 

Diciannove persone su uno scoglio della spiaggia di San Rocco (1900). A sinistra: cabine per i bagnanti; sullo sfondo, a destra: l'antica chiesina dell'Annunziata (San Rocco). La spiaggia sembra ricoperta di alghe marine, come spesso accadeva a quei tempi.

 

Il Porto Cenone

Quasi tutti gli storici e gli archeologi concordano nel situare il Porto Cenone (detto anche: Antium Navale) dell'antica città volsca di Antium a levante del castello medievale di Nettuno, nei pressi del fiume Loracina (vedi foto sopra). Per oltre cento metri entro il mare esistono strati di profonde costruzioni ricoperte dalle onde. Al termine di esse è rilevante la profondità del mare. Il Ligorio, vissuto nel secolo XVI, dichiara di avere osservato ai suoi tempi gli avanzi e il punto dove erano assicurate le navi.





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