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NETTUNO
OTTO/'900

Persone, storie e tradizioni
a Nettuno nel 1800-1900

di AUGUSTO RONDONI

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20 - La Pubblica Assistenza


Era un' associazione benefica; ne erapresidente il barone Francesco di Melhem. Membri erano: il Capitano Adolfo Pierimarchi, sarto militare, (sposato con Elisa Chinellato, da cui ebbe i figli Mario, An-gelino e Trieste); il tenente Giusto Giuseppe Belleudi, imbianchino sposato con Anna Morandini, da cui nacquero Corinna, Vittoria, Giulietta, Virgilio, Fernàndo, Bruno, Randolfo e Umberto; il maresciallo Giovanni Galluzzi, sposato con Adele Cavalli con i figli Augusto, Raffaello detto Lello e Renato; il sergente Cesare Ludovisi, detto "Cuccetto", imbianchino sposato con Rosaria da cui nacquero Franca Maria e Curzio; i caporali Virgilio e Randolfo Belleudi, rispettivamente muratore, ed imbianchino. Il primo sposato con Vincenza Terenzi da cui nacquero Rolando, Sergio, Paolo, Anna, Marisa, Peppino e Claudia; il secondo sposato con Fosea Della Portella da cui nacquero Alessandro e Luciano; i soldati erano: un certo Billocci, un toscano che abitava nel palazzo baronale; Mario Pierimarchi, Umberto Belleudi, Italo Artibani e Antonio Grossi che abitava a P.zza Colonna.
La loro opera era completamente gratuita. La fondazione risale al 1903. Dato l'estesissimo territorio nettunese, che abbracciava le grandi campagne dell'Acciarella, Ferriere, Conca, Campomorto e della Campana, fu necessario garantire l'assistenza a tutta la popolazione, ivi compresa quella periferica dei lembi sperduti, per soccorrere e portare gli ammalati all'ospedale.
In quei tempi ancora si moriva per un nonnulla.
Le malattie infettive, quelle del sistema nervoso, la dissenteria, la pellagra, la tubercolosi, il colera, il vaiolo, il tifo e la "comare" (così chiamavano la malaria), erano tutte malattie micidiali. Detta squadra di soccorso fu preparata opportunamente al pronto intervento, da un'apposita équipe medica, che si alternava di pomeriggio a Nettuno.
Erano tutti dottori dei Fate-bene-fratelli di Roma, che a Nettuno gestivano l'ospedale "Orsenigo". In un primo momento funzionò solo al prelievo degli ammalati (dato che le ambulanze a cavallo erano poche a disposizione per i fatti di sangue e per chi poteva permettersi di pagarle); poi col diffondersi di alcune malattie infettive, prelevavano i sofferenti conducendoli all'isolamento e provvedendo alla disinfezione degli ambienti; sterilizzavano gli indumenti. Intervenivano anche a soccorrere feriti in incidenti o in infortuni sul lavoro, e ad internare gente malata di mente. Furono dotati di una caldaia a vapore per la sterilizzazione, di un grande quantitativo di barelle a mano (con ruote di gomma piena a grande diametro) per le lunghe distanze, dotate anche di cinghie per l'eventuale camicia di forza, e di una considere-
vole scorta di medicinali per la bisogna, con siringhe per iniezioni e salassi. Poi si arrivò ad attrezzare per loro addirittura un'ambulanza più grande trainata a mano.
Quest'istituzione era molto efficiente ed encomiabile sotto tutti i punti di vista. I suoi consociati sopperirono egregiamente per decenni, alle numerose calamità cittadine, come durante il colera del 1909/10, la spagnola del '18 ed in altre infezioni propagatesi in quei tempi.
Anche quando sprofondò la casa ch'era poggiata sulla scala del Baluardo, presso la porta orientale, si distinsero, lavorando fino a notte fonda, quando riuscirono a recuperare i corpi esanimi di due bambini. Quella sciagura fu contemporanea all'immane catastrofe del
terremoto di Messina, nel 1908.
La loro sede operativa era nel magazzino comunale di Piazza S. Francesco, a lato del campanile, dove sopra la porta era appeso uno scudo dell'associazione con la dicitura in oro su fondo azzurro. I locali delle scuole elementari di S. Francesco (ora Ospedale del M.O.M.),
furono i primi a fungere da isolamento per le malattie infettive; ma per l'estensione dei vani, con tutte quelle finestre basse e la palestra nel retro cortile, fu necessario trasferire l'isolamento nella chiesetta sconsacrata di S. Croce, in Via Santa Maria, più idonea e concentrata
come lazzaretto.





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