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I CORSARI DI
TORRE ASTURA

di Antonio Pagliuca

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19 - Lutti in casa Kania


Napoleone Bonaparte riempì di sé anche lì primo decennio del secolo XIX. La sua spada modifica, altera, ingrandisce o distrugge i confini della vecchia Europa ed obbliga alla resa molte teste coronate. Nessuna nazione può dirsi veramente in pace e lutti guardano a Parigi temendo o sperando la prossima mossa dell'imperatore...

Durante gli intervalli fra una guerra e l'altra gli eserciti si rinforzano, la diplomazia si affanna e le popolazioni tremano.

Né la Turchia, né l'Italia, nazioni alle quali appartengono i personaggi del nostro racconto, sfuggono alle conseguenze delle decisioni del Còrso (10).

Selim III fu ucciso nel palazzo durante le operazioni di controrivoìuzionari che tentavano di restituirgli il trono.

Il nuovo sovrano, il sultano Mahmed II si propose, ed in parte riuscì, di attuare le riforme del suo predecessore.

Ma, se la Turchia era afflitta per mille ragioni, l'Italia non ne aveva per rallegrarsene.

Nel 1806 Napoleone proclamò suo fratello Giuseppe re di Napoli, al posto dei Borboni, ai quali restò la Sicilia, protetta dalla flotta inglese. Scoppiato il conflitto fra Pio VII e Napoleone, soprattutto perché il papa non intendeva rompere le relazioni con l'Inghilterra, furono occupate le Marche (1807) ed unite al regno d'Italia.

Alcuni mesi dopo, nel febbraio 1808, fu occupata Roma.

Durante una nuova guerra contro l'Austria, Napoleone, il 17 maggio 1809, abolì il potere temporale dei papi ed unì Roma, il Lazio e l'Umbria all'impero francese.

Pio VII fu deportato prima a Savona, poi a Fontainebleau da dove ritornerà il 23 maggio 1814.

La riorganizzazione dell'esercito da parte di Selim III, trovò l'accanita resistenza dei giannizzeri, divenuti indisciplinati, prepotenti e ricchi di cento privilegi, attraverso gli anni; le loro cattive azioni restavano impunite per la debolezza dello stato e quelli ne approfittavano per taglieggiare, offendere e ritorcere i loro crimini contro quelli che osavano rimproverarli: i loro superiori avevano perduto l'ascendente necessario per farsi obbedire, sicché a mala pena riuscivano a trattenerli dal commettere i crimini peggiori.

Erano ormai pochi quelli che tenevano ancora a freno i loro subalterni e fra costoro c'èra Mahmut Belgin, comandante del distaccamento di Finike, di cui faceva parte il nostro Sebastiano.

Le autorità turche si servivano dei distaccamenti più fedeli per sedare tumulti e per frenare le atrocità dei banditi che un po' dovunque taglieggiavano le popolazioni all'interno della penisola anatolica e della Macedonia.

L'urgenza e la necessità di ristabilire l'imperio della legge, consigliò alle autorità frequenti azioni di polizia cui partecipavano soldati di tutte le armi, giannizzeri e, all'occorrenza, marinai.

L'arrivo delle truppe regolari non preoccupava chi aveva la coscienza pulita, anche se il passaggio dei soldati significava erti depredati, raccolti dimezzati e galline sgozzate; la preoccupazione e la paura crescevano quando, invece, a far le sortite nei paesi e nei villaggi erano i giannizzeri: allora, oltre agli ortaggi ed agli animali da cortile, dovevano temere per la propria pelle anche gli animali più grossi e le persone, soprattutto le donne.

I ribaldi i manigoldi ed i briganti la facevano sempre franca, sia perché veloci nella fuga, sia perché ben protetti dall'omertà e dalle asperità delle montagne sulle quali si rifugiavano. Per accelerare tali operazioni di polizia, le truppe venivano trasportate per nave dalle loro guarnigioni ai porti più vicini alle zone da perlustrare.

Erano trascorsi ormai cinque anni dal giorno in cui, accompagnato dal vecchio Abdullah e da Azim, il nostro Leonardo aveva varcato la porta d'ingresso della scuola di marina ad Antàlya.

L'amico fraterno Azim proseguiva il suo corso di studi nella stessa città, cosicché spesso si incontravano o a casa od in qualche " lokanta ", dove si fermavano quasi sempre a cena da soli od in compagnia di altri amici. Dei due, chi pagava era quasi sempre il nostro Leonardo, considerato che il mestiere di studente non procurava danaro ad Azim.

Il padre di questo, il nostro comandante Ismael Kania, che lo sapeva benissimo, restituiva il danaro che Leonardo spendeva per Azim facendo spesso regali a Teresa e ad Assuntina alla quale l'ottima signora Ayla stava preparando da anni il corredo per quando si sarebbe sposata. Perlomeno una volta al mese Assuntina e Selma passavano in rassegna i loro corredi fra gridolini di contentezza, esclamazioni di ammirazione ed ammiccamenti significativi.

Se non fosse stato per le differenze somatiche così evidenti, nessuno avrebbe negato che le due signorinelle non fossero sorelle; ma il colorito di Selma era scuro, mentre quello di Assuntina era roseo; i capelli della prima erano lisci e nerissimi, mentre quelli della seconda erano biondo-scuri e ricci; gli occhi di Selma erano vivaci, neri, ardenti; quelli di Assuntina azzurri, grandi, dolci, vagamente sognatori.

Le due erano la disperazione della vecchia Belkis, l'unica autorizzata ad investirle con gli aggettivi più tremendi, pronunciati con occhi e bocca carichi di amore per le due sventatelle, che più degli altri avevano pianto per la sua scomparsa.

In quei cinque anni erano, volate nell'aldilà le due persone più vecchie della casa: la simpatica, vecchia cuoca Belkìs ed il patriarca della casa, Abdullah Kania.

Quando morì, Leonardo era in missione nel Mar Nero, su una nave che faceva parte della squadra navale il cui vice comandante era il suo ex padrone, il contrammiraglio Ismael Kania. Un giorno questo lo fece venire nel suo ufficio di Sinop, il porto più settentrionale della Turchia e città famosa per aver dato i natali al filosofo cinico Diogene. A Sinop si trovano numerosi ed interessanti monumenti dei selgiuchidi, attributo che viene dato agli islamici turchi.

Entrando, Leonardo scattò prima sull'" attenti! " e poi si tolse il berretto. Il comandante si alzò dalla scrivania, gli andò incontro per stringergli calorosamente la mano e lo fece sedere. Dopo essersi informato della sua salute, incominciò:

- Leonardo, debbo darti una cattiva notizia!

- E' accaduta qualche disgrazia a mamma? ...ad Assuntina?

- No; ma è morta una persona alla quale tu, ed anch'io, volevamo molto bene.

- Chi, signor Ammiraglio?

- La cara, vecchia Belkis...

- Dio mio ! - esclamò sinceramente addolorato il giovane - Come è stato?

- Non ha sofferto - aggiunse Ismael Kania mostrandogli la lettera che lo informava della perdita - Un mattino tua madre Teresa, l'ha trovata fredda sul letto!

- Povera, cara Belkis...

- Cosi è la vita, figlio mio... - E dopo qualche istante di silenzio - Anche così umile e schiava, era ricca di buone qualità ed aveva meritato il nostro affetto. Non saprei, perché non dovrebbe essere stata accolta da Allah, nel suo paradiso... Era povera, era semplice, era ignorante, ma ha amato ed ha meritato l'amore degli altri! Il miglior dono che un uomo possa fare a se stesso, è quello di provocare il rimpianto da parte di quei che lascia su questa terra. Soltanto chi non lascia rimpianti è vissuto invano! Quando morì il vecchio Abdullah, Leonardo si trovava in licenza ad Antàlya, mentre Ismael, figlio del defunto, era in missione ad Istanbul.

Da alcuni mesi una tosse persistente gli scuoteva petto e spalle, ma il vecchio non volle ascoltare il medico di famiglia che gli consigliava di smettere di fumare e di non esporsi alle correnti.

A chi gli consigliava prudenza rispondeva che, se era vero che fosse figlio al padre e nipote al nonno, che avevano superato i novant'anni, lui doveva camparne almeno cento; e non ne dubitava.

Una sera, però, si sentì molto male e volle vicino la famiglia. Intorno al suo letto, oltre ad Ayla, Azim e Selma, volle anche le due " italiane ", come soleva chiamare affettuosamente Teresa ed Assuntina.

Il suo respiro era pesante e faceva fatica a parlare; i suoi occhi, però, sempre vìvi e mobili, si spostavano interrogativamente da un viso all'altro. Ayla gli mise sul petto il fazzoletto di seta con cui il vecchio aveva toccato la tomba del Profeta alla Mecca e Selma gli pose fra le mani la coroncina di 99 grani, con la quale migliaia di volte durante la sua vita, Abdullah aveva praticato la devozione del tesbih in onore di Allah, l'Unico, il Grandioso, il Misericordioso... (11).

Ogni tanto le labbra smorte emettevano parole senza nesso, staccate da un contesto che doveva essere una serie di consigli e di raccomandazioni. Gli uscirono di bocca parole come: vacche, erba, calesse, piastre, lana, sole...; ed ancora: non gettate nulla... alzarsi presto... mio figlio in mare... cannoni, flotta...

Nel farfugliare le ultime parole, l'eccitazione del vecchio si faceva febbrile e si acquetava solo quando, con qualche pietosa bugia, lo si rassicurava che il ritorno del figlio da Istanbul era questione di ore.

- Non rivedrò mio figlio! - esclamò accorato ad un certo momento.

- Ma sì che lo rivedrai! - gli rispose Azim che dalle condizioni del vecchio capiva che era lì lì per passare a miglior vita. Infatti, alcuni minuti dopo, Abdullah Kania spirò fra le braccia del nipote, invocando Allah. Il cuore non aveva più retto al peso degli anni!

Le donne di casa Kania piansero a lungo. Leonardo non riuscì a nascondere le lagrime, mentre si preoccupava di calmare i singhiozzi di Azim che adorava il nonno. Fattosi forza, Azim seguì Leonardo per assolvere le incombenze che comportava la morte del vecchio: in assenza del padre, toccava a lui fare quel che bisognava fare.

Il corpo del vecchio fu lavato e profumato e deposto nella camera ardente, allestita nel salone, mentre le donne di casa riprendevano a piangere intramezzando lagrime e sospiri col rimpianto e con le lodi per lo scomparso. La legge coranica prescrive che solo i familiari -possono piangere e rimpiangere il defunto; gli altri no.


 

note

(10) Gli eserciti sconfitti della V coalizione non gli impediscono, nel 1809., di entrare vittorioso per la seconda volta a Vienna: (a pace dì Schònbrunn riduce l'Austria ad un troncone e le Coglie anche l'accesso al mare. Due anni prima Napoleone aveva costretto la Russia alla pace di Tilsif e nel 1806 aveva organizzato il blocco continentale contro l'Inghilterra. Negli ultimi anni del XVIII e nei primi del XIX secolo te vicende causate dalle armate napoleoniche distrassero dalla Turchia gli appetiti dell'Austria e della Russia che inrendevano spartirsi le spoglie dell'impero ottomano.
Ne approfittò il sultano Selirn III per riorganizzare amministrazione ed esercii", ma il suo tentativo non riuscì. I Giannizzeri, come già abbiamo detto, toccati nei loro privilegi, si sollevarono e Io deposero il 29 maggio 1807. L'imperò ottomano si stava sfaldando ormai in maniera irreparabile: Tunisi e Tripoli avevano bey e pascià propri, anche se lontani sudditi della Sublime Porta; in Egitto, Mohammed Ali, recatesi colà con truppe turche per combattere i francesi, vi istituì un governo personale; l'Arabia era solo in parte tributaria al sultano; in Albania ed in Palestrina si erano costituite signorie indipendenti e ribelli; sul Danubio paswan-Oghhi di Vidin spadroneggiava come gli pareva; nel]'interno dell'Anatolia, cusi come nella Macedonia, briganti e facinorosi opprimevano le popolazioni.

(11) II " tesbih " è una corona di 99 grani, simile alla coroncina del nostro Rosario, che il musulmano fa scorrere fra le dita pronunziando ad ogni grano un attributo di lode ad Allah.

 



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