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IL BASEBALL, LA SUA

STORIA E NETTUNO

Maria Antonietta Marcucci
Luciana Della Fornace
Sante De Franceschi

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1 - Gli Stati Uniti e il baseball


"...Per giocare a baseball occorre essere veri uomini; è il gioco più completo che si conosca al mondo... Non è mai esistito un gioco più adatto del baseball per misurare l'autentico valore di un uomo quanto a fegato, a prontezza, a velocità... È l'unico che non hai bisogno di giocare per sapere quanto sia bello, nobile, leale...". Questo diceva Babe Ruth, il più grande giocatore dì baseball di tutti i tempi, scrivendo ad un suo giovane amico ed è questo che ogni giocatore in campo o in panchina, ogni appassionato seduto sui gradini dello stadio dovrebbe sentire! Ed è proprio per merito di tutti coloro che hanno creduto in tutto ciò se questo gioco affascinante ed avvincente è diventato grande!

Il gioco del baseball, arrivato in Italia solo da pochi anni e in America intorno al 1834, ha, invece, in un certo senso, radici molto profonde nel tempo: raccogliere e lanciare una grossa noce o un frutto o addirittura una palla, fu l'inizio di un "gioco". Scolpite sui muri dei templi egiziani di 40 secoli fa, vi sono figure umane che giocano con un bastone e con una palla. Nel Britsh Museum di Londra ce n'è una di pelle che fu usata, con tutta probabilità, 2000 anni circa a.C. da giovani egiziane che, come documentano alcuni graffiti, giocano proprio con mazza e palla.

Alcuni storici, appassionati di baseball, ci assicurano che un gioco tipo "batti e corri" veniva praticato anche dai greci e dai romani che lo avevano appreso dagli arabi.

Con un balzo di parecchi secoli, questo strano gioco riappare intorno al 1100 d.C. in alcune cerimonie religiose che si svolgevano durante il periodo pasquale: un alto prelato, dal sagrato della chiesa, lanciava la palla ad un chierico che la passava ad un altro che, a sua volta, la lanciava alla folla dei fedeli che, raccoltala, la rilanciavano; e questo per rappresentare il simbolico passaggio della "grazia" del pastore di Dio al suo gregge.

In Inghilterra, intorno al XV° secolo, il gioco della palla e della mazza prende il nome di "stull-ball": il giocatore che batteva la palla, per essere salvo, doveva raggiungere, correndo, uno sgabello. E fu proprio lo stull-ball che, insieme agli inglesi, approdò nel Nuovo Mondo per essere ribattezzato "one old cat" (un vecchio gatto): il "lanciatore" che faceva anche da interno, e che dopo il lancio correva a difendere la base, doveva eliminare il "topo" prima che questi, dopo aver battuto, arrivasse salvo allo sgabello. In seguito furono aggiunti prima uno, poi due sgabelli; il numero dei giocatori aumentò e il numero dei "gatti" da uno passò a due (two old cats) poi a tre (three old cats).

Henry Chadwich, che fu forse il primo a scrivere sul baseball, affermò che il vero progenitore di questo gioco fu il "rounders"; ma sia che si denominasse "rounders" o "town ball", "barn ball", "one old cat" o "two old cats" era nato il baseball e questo fu il suo nome definitivo.

Nel 1939 Abner Doubleday, un ventenne cadetto della scuola militare di Cooperstown, New York, perfezionò alcune norme del gioco e ideò il rialzo di terra piena (pitchers mound) simile a quello di oggi, dal quale il lanciatore lanciava la palla e con i commilitoni giocava sul prato della Scuola Militare dove ora sorge la "National Baseball Hall of Fame".

Il primo club di baseball nacque il 13 settembre 1845 e prese il nome di "New York Knicherbockers" costituito da Alexander J. Cartwright che elaborò e pubblicò il primo vero regolamento tecnico (molte sue regole sono in uso ancora oggi). A questa società, la prima in senso assoluto ad essere considerata tale per la sua organizzazione seria ed efficiente, ne seguì una seconda: la "New York Nimes" costituita il 19 giugno 1846. Le due squadre (1) gareggiarono fra loro e nel decennio che ne seguì sorsero clubs in molte parti dell'America del Nord. Il baseball aveva così cominciato il suo cammino glorioso; molto era stato fatto dal tempo dei verdi prati della scuola militare di Cooperstown e stava diventando lo sport nazionale degli americani.

Il 20 gennaio 1857 si tenne a New York il primo congresso; in questa prima riunione i membri approvarono il "Regolamento" di Cartwright. Al secondo congresso tenuto il 10 marzo 1858 parteciparono ben 25 clubs. In quell'anno, per la prima volta, si pagò il biglietto per assistere ad una partita: costava 50 cents. Nasceva al tempo stesso la prima associazione di giocatori dilettanti: "the Association of baseball players".

Nel 1861 scoppiò la guerra di secessione e sui diamanti il gioco si fermò. Non cosi nelle retrovie, dove i soldati, nei momenti di riposo, giocavano a baseball. Finita la guerra, quando nordisti e sudisti si ritrovarono uniti, questo gioco esplose con forza impressionante e si dimostrò un importante elemento di fusione tra Nord e Sud.

Nel 1866 al decimo congresso parteciparono 100 clubs, che divennero 237 al congresso del 1867 e 400 nel 1868. Ormai il baseball si giocava in tutti gli U.S.A., ma solo nel 1869 diventò un gioco per professionisti.

Il primo club a fare il suo ingresso nel professionismo fu il "Red Stocking" di Cincinnati, che pagò al giocatore Henry Wright, già brillante giocatore di crickett, uno stipendio annuo di 1200 dollari per non fargli accettare le offerte di un altro club.

Nei dieci anni che vanno dal 1865 al 1875 vi furono parecchie innovazioni di gioco molto interessanti: fino al 1865, nel regolamento, non era contemplata la "rubata" della base. Il primo giocatore a farlo fu Ed Cuthbert del Keystones. La sua azione sorprese enormemente il pubblico, gli arbitri e i giocatori; ne nacque un "caso tecnico" sulla legittimità della rubata. Dopo lunghe discussioni la nuova regola di gioco venne accettata, così come l'anno dopo veniva ammessa la "scivolata" per arrivare in base in seguito alla rubata.

Nel 1867 si cominciarono a lanciare palle "curve" per eliminare i battitori: il primo a farlo fu il lanciatore W.A. Cummings.
Nel 1875 Fred Thayer, un giocatore dell'Harvard, "inventò" la maschera e la fece indossare al ricevitore J,im Tyng, suo compagno di squadra.

'Nello stesso anno venivano adottati dai giocatori i primi guanti; l'utile invenzione era di Charles Waite. Solo Dio sa come avevano fatto fino a quel momento a giocare senza guanti e senza maschera!

 


William Hubert was the guidin force behind the formation of the National League.
(George Brace fhoto).


Nel 1876 si costituì la National League of Professional Baseball (N.L.) per opera di William A. Hulbert (la Lega ha celebrato il centenario nel 1976). Hulbert era stato presidente del Chicago Club dal 1871 al 1875. Nato nello stato di New York, si era laureato nel Beloit College; aveva dimostrato sempre un profondo interesse per il baseball, ma era disgustato dal modo in cui veniva giocato e di quello che avveniva nei clubs e tra i giocatori. Era un uomo dotato di una enorme energia e desiderava con tutte le sue forze che le cose cambiassero. Cercò dunque di porre rimedio ai numerosi mali che affliggevano il mondo del baseball americano di fine secolo. Con grande volontà Hulbert riuscì a mettere un pò di ordine nel modo piuttosto caotico di condurre un campionato (durante il suo svolgimento, infatti, si verificavano frequenti violazioni del regolamento: trasferimenti di giocatori da una squadra all'altra, che non avvenivano nei termini fissati; giocatori che non mantenevano fede ai contratti firmati o che facevano perdere intenzionalmente partite importanti d'accordo con gli scommettitori e che poi non avevano difficoltà ad ottenere impieghi presso altri clubs!!!) Ma soprattutto era preoccupato della tattica dei clubs dell'Est che, con lucrosi contratti, toglievano alle squadre occidentali i giocatori migliori; ne conseguiva che nei campionati i clubs del West erano costantemente esclusi dalle posizioni d'onore.

Lavorò alacremente per più di due anni, riuscendo a convincere anche le associazioni dell'East sulla urgente necessità di costituire una lega che raggruppasse tutti i clubs che, da quel momento, perfettamente organizzati, avrebbero dovuto fare programmi precisi, fissare date, costruire campi, pagare salari, imporre multe, sollevare i giocatori da ogni preoccupazione e responsabilità organizzativa, richiedendo loro le migliori prestazioni delle quali erano capaci.

 


Albert Spalding

 

Hulbert fu sostenuto e aiutato in questo enorme e faticoso lavoro da Charles Fowle, proprietario del S. Luis Club e dall'avvocato Orrick Bishop che elaborò una bozza di costituzione della lega, basata sulle proposte di Hulbert, accettate da tutti per la loro concretezza e per la loro attuabilità. Le basi della grande associazione sportiva erano state gettate: ora la prima importante cosa da fare era proteggere l'integrità del gioco e, soprattutto, combattere la corruzione. L'obiettivo principale da raggiungere per Hulbert era infatti quello di creare un "gioco pulito" in una "organizzazione pulita". Combattente nato, egli riuscì con la sua intelligenza e con il suo grande amore per il baseball, a superare ogni difficoltà, vincendo così la sua lunga battaglia. Albert Spalding dirà di lui: "...Ha dato una dignità al gioco che fino a quel momento era stato appena un gradino al di sopra di una carnevalata...". Il 2 febbraio 1876 si costituiva dunque la "National League" e i clubs che ne fecero parte furono:

 

 

Morgan G. Bulkeley che, eletto senatore e poi governatore del Connecticut, passò l'anno dopo la presidenza a Hulbert che guidò la giovane lega fino al 1882, anno della sua morte.
Per la stagione 1877 il club di Chicago vinse la "National League Pennant"; il suo manager era Albert G. Spalding che anni prima era entrato nel mondo del baseball come lanciatore nel "Forest City club" di Rodilord (Illinois), imponendosi come il miglior pitcher dei suoi tempi. Nel 1888, Spalding organizzò il primo "tour" mondiale di baseball. I giocatori di due squadre (White Stockings e gli Stars) cominciando da Chicago il 20 ottobre, giocarono a S. Paolo, Minneapolis, Cedar Rapids, Des Moines, Omaha, Denver, Colorado Spring e ancora sulla costa occidentale a Los Angeles e a San Francisco. Imbarcatisi, giocarono anche alle Hawaii, Sydney, Melbourne, Cairo, Napoli, Roma, Parigi e Londra.
Quando i giocatori che avevano partecipato alla tournee mondiale di Spalding tornarono negli Stati Uniti, poco prima di ricominciare la nuova stagione, appresero che i dirigenti della National League, per regolamentare lo stipendio dei giocatori, avevano adottato il "Brush classification Rule" ideato appunto da John Brush, dirigente dell'Indianapolis, che classificava i giocatori in A - B - C - D - E - con salari che andavano da un minimo di 1.500 a un massimo di 2,500 dollari. L'ottanta per cento dei giocatori della N.L., in gran parte membri dell'associazione professionisti, annunciarono il loro ritiro dalla Lega per formare la "Players League" (lega dei giocatori) che durò però un solo anno!
La guerra tra la National League e la Players League scoppiò con furioso accanimento dando origine a processi, calunnie, caos nel mondo del baseball. Tra i contestatori più accaniti c'era uno spigoloso catcher Connie Mack che divenne in seguito uno dei più famosi allenatori del suo tempo insieme a John Mc Graw, prima brillante giocatore, poi eccellente allenatore degli Orioles di Baltimora.

 


Byron Bancroft "Ban" Johnson
fondatore dell'American League
e presidente fino al 1927.


Nel 1882 si era intanto costituita una seconda lega: l'American Association che andò avanti tra alterne vicende per 20 anni; il 9 gennaio 1901 diveniva l'"Amerìcan League" come ancora oggi si chiama. Ben organizzata e ben finanziata, la nuova potente associazione divenne, ben presto, la degna rivale della National League. Fondatore della lega e presidente tino al 1927, tu Byron Bancroft "Ban" Johnson, un uomo autoritario, spesso arrogante, difficile da amare, ma eccezionalmente abile nel dirigere la lega, tanto da farle raggiungere, in breve tempo, traguardi insperati.
I cambiamenti che apportò negli anni della sua presidenza, migliorarono enormemente tutto il baseball, tanto che i tecnici americani sostengono che ancor oggi se ne avvertono i benefici. Soprattutto diede agli arbitri l'autorità che mancava loro, stabilendo che le decisioni arbitrali dovessero essere definitive ed inappellabili e istituendo pesanti multe per i trasgressori (giocatori e menagers). Il fiero Mc Graw, sia come giocatore che come allenatore fu multato e sospeso da "Ban" Johnson molte volte!
Inoltre "Ban" incoraggiò la formazione di nuovi clubs che in breve tempo aumentarono di numero. Nel 1901 i clubs affiliati all'American League erano:

 

Più volte i dirigenti della National League tentarono di fondere le due leghe in un'unica associazione, ma "Ban" Johnson fece di tutto e si adoperò in tal maniera che esse rimasero separate e indipendenti come sono ancor oggi.

Con il costituirsi delle due Leghe iniziava la "World Series"(2): le due squadre vincitrici del Pennant si sarebbero incontrate per il titolo mondiale.

Oltre alle due leghe maggiori, verso il 1890, si formarono leghe minori che in seguito costituirono la "National Association of Professional Baseball League" e che fu divisa in tre classi: Triplo "A"; Doppio "A" e semplicemente "A".

 

 

 

Per tutelare e disciplinare il gioco, al di sopra degli interessi delle leghe, fu costituita la "National Commission"; la presiedevano i due presidenti delle leghe maggiori e un capo assoluto il "Commissioner of baseball". Il primo commissioner fu August Herman che rimase in carica fino all'elezione del giudice Kenesan Landis, un famoso giurista (Dicembre 1920).
Intanto le vecchie tribune di legno facevano posto ai nuovi stadi in acciaio e cemento; il vecchio "Baker Bowl" di Philadelphia fu il primo stadio ad essere ricostruito in cemento.
Durante la prima guerra mondiale, centinaia di giocatori delle squadre maggiori e minori furono chiamati alle armi. La guerra interrompeva, anche se non del tutto; l'attività sportiva. La stagione 1918 si chiuse il giorno del "Labour Day" e la World Series fu quell'anno vinta dal Boston Red Sox sulla squadra del Chicago Cubs.
La World Series del 1919, che si disputò tra il Cincinnati Reds ed il Chicago White Sox, viene ricordata dagli annali della storia del baseball americano come il "campionato nero". La favolosa squadra del Chicago infatti, favorita da tutti i pronostici, perse la W.S., d'accordo con forti scommettitori che avevano puntato grosse somme sul Cincinnati.
Il supremo Commissioner, il giudice Landis, fu severissimo e inflisse durissime penalità al club e ai giocatori e dure squalifiche.

 

 



Il leggendario Babe Ruth,
che entusiasmò gli americani
con i suoi incredibili fuoricampo.

 

L'inverno seguente allo scandalo della World Series, un pitcher di nome Babe Ruth fu comprato dagli Yankees di New York per la favolosa cifra di 125.000 dollari dal Boston Red Sox, una somma mai pagata fino ad allora per un giocatore di baseball. Il leggendario Babe Ruth, per il suo straordinario talento sia come lanciatore che come potente battitore, diventò ben presto una super star battendo in breve tutti i records precedenti. Il suo primato di 730 Home runs non fu battuto, finché Hank Aaron, nella stagione 1977 arrivò al suo 777° fuori campo. C'è però da considerare che quando giocava Babe Ruth le partite di campionato erano molto meno delle 164 di oggi.
"Babe" fu una delle più popolari, più amate figure d'America. "Bambino"! ed è proprio ad un bambino che si pensava guardandolo. I primi a chiamarlo così furono i giocatori dell'Orioles di Baltimora, quando lo videro arrivare seguendo il manager Jack Dunn, passo, passo come un cucciolo. Per gli americani fu il "re dei fuori campo"; nel 1919 ne battè 29, per arrivare a 54 nella stagione successiva! George Herman Ruth aveva cominciato a giocare a baseball come ricevitore nel collegio di S. Maria dove imparava il mestiere del sarto. Un giorno che "riceveva" i lanci del pitcher della sua squadra non particolari-nenie in "forma", anziché arrabbiarsi vedendo che tutti, ma proprio tutti gli avversar! continuavano a battere, cominciò a ridere, e rise tanto che l'allenatore Padre Mattia, suo grandissimo amico, piuttosto seccato, gli ordinò di andare sul monte di lancio e di far vedere cosa mai sapesse fare. "Babe" andò e lanciò come se non avesse fatto altro in vita sua e come nessuno, fino a quel momento, aveva fatto mai al S. Maria! Nella sua lunga carriera battè 714 fuori campo in campionato e 15 nelle 10 World Series alle quali partecipò. L'ultimo home-run lo battè a 48 anni. Al secondo lancio, dopo un primo strike, (e "nessuno fischiò, nessuno rise come succede sempre in questi casi..."), si sentì un colpo secco del legno e la palla andò proprio nel punto delle tribune che "Babe", poco prima, spavaldamente, aveva indicato.
Come pitcher, dal S. Maria, passò agli Orioles di Baltimora, per passare nel 1914 nei Red Sox di Boston. E si racconta, per sottolineare anche la sua bravura come lanciatore, che in una famosa partita contro i Tigers, proprio quando stavano perdendo a 5 a 4, e con una situazione in campo drammatica, (basi piene e nessun eliminato!), riusci ad eliminare al piatto i tre battitori di turno: Ty Cobb, Bob Veach e Sam Crawford, un terzetto di battitori formidabili che veniva chiamato la "banda degli assassini". Fino a! 1919 Babe Ruth fu un lanciatore favoloso, ma in quell'anno, proprio per avvalersi soprattutto delle sue eccezionali doti di battitore, l'allenatore dei Red Sox, Ed Barrow, lo spostò al ruolo di esterno, Nel baseball americano, infatti, le cose stavano cambiando; fino a quel momento il lanciatore era considerato l'uomo più importante e più prezioso di tutta la squadra in un gioco prevalentemente difensivo (e molti sono ancora di questo parere, anche se ultimamente, da oltre oceano ci è giunta notizia che è finita perfino l'era delle "grandi cannonate" ed è iniziato il tempo dei "flash sulle basi", tutto incentrato appunto sulla velocità in base e sulla "rubata"). Comunque da quel momento Babe Rulh, con i suoi fuori campo, con le sue doppie e triple battute, con la sua intelligenza di corridore, fece rivolgere l'interesse sul battitore e sul gioco d'attacco.
Nel 1920 Ruth passò agli Yenkees di New York, restandovi fino al 1934, per poi passare con i Braves di Boston con i quali giocò fino al 1945, l'anno del suo ritiro. Aveva giocato a baseball per oltre 20 anni e ne aveva fatto lo "sport nazionale" americano; ma soprattutto lo aveva salvato nel 1919 quando, per il comportamento scandaloso del White Sox di Chicago, che vendeva il Campionato del Mondo ai Reds di Cincinnati, il gioco aveva perso il favore degli americani. E Babe, al di sopra degli scandali e della corruzione, aveva fatto riaccorrere, con la sua passione e la sua onestà, la folla che aveva deciso di disertare gli stadi.
Nel 1947, un anno prima di morire e già molto malato, Babe volle dire addio al suo pubblico. Davanti agli oltre 60 mila spettatori che gremivano lo Yankees Stadium, in mezzo al diamante, profondamente commosso, ascoltava le parole del Cardinale Spellman che, presente alla cerimonia salutò il "suo caro amico", pregando: "...A te, o Signore, noi ci rivolgiamo... sii lo spirito dei nostri sports... La fonte della nostra energia fisica per edificare la nostra nazione. Noi onoriamo, in questa occasione, un eroe del mondo dello sport, un campione... una luminosa guida della gioventù americana... Benedici Tu, con speciale amore, colui che noi onoriamo in questo giorno; concedigli, o Signore, la Tua dolce misericordia. Amen". E mentre il cardinale recitava la sua preghiera nessuno dei presenti riusciva a trattenere le lacrime. Il 16 agosto 1948, Babe moriva; il Presidente Truman, appresa la notizia, abbandonò la seduta al Senato per commemorarlo alla radio.

 


Lou Gehrig detentore del record
di 2.130 partite giocate consecutivamente


La morte di Babe Ruth commosse profondamente gli americani così come li aveva commossi l'addio al baseball di Lou Gehrig, il mitico prima base degli Yankees, "iron Horse", cavallo di ferro, detentorc di molti records, fra cui quello di aver giocato 2130 partite consecutive, più sette campionati del mondo, battendo 494 home-runs. Un uomo che pareva indistruttibile, che sapeva giocare meravigliosamente senza mai arrendersi. "Quel grosso olandese" scriveva Babe Ruth "batteva da mancino come me. Alla fine della sua carriera i lanciatori stavano ancora cercando di individuare quali fossero i suoi punti deboli. Fra tutti e due abbiamo procurato pessimi pomeriggi a più di un lanciatore". Con le mitiche imprese di Babe e di Lou iniziò l'epopea degli Yankees: i suoi "bombardieri" passavano da trionfatori su tutti i diamanti d'America, vincendo Campionati del Mondo e "pennants". L'epica cavalcata dura tutt'oggi; quella di Lou Gerhig durò solo 14 anni. Quando il 4 luglio 1939 allo Yankees Stadium disse addio al baseball e ai suoi "tifosi", che lo ascoltavano silenziosi e commossi, aveva solo 35 anni, e nel dire cosa avevano rappresentato per lui gli anni passati con gli Yenkees, aggiunse: "...mi considero l'uomo più fortunato della terra..." Minato dal male, due anni dopo moriva.

 


Mike Kelly: The King

Joe Di Maggio, il mitico esterno centro del New York Yankees


Babe Ruth e Lou Gehrig furono due nomi splendidi, due figure indimenticabili, ma con loro quanti e quanti grandissimi atleti hanno brillato nel firmamento del baseball americano: da Mike Kelly {the King) a John Mc Graw, da Ty Cobb a Jack Chesbro, da Frank Crosetti a Phil Rizzuto, da Yogi Berrà a Joe di Maggio, il miglior esterno centro della storia del baseball, da Dizzy Dean a Mickey Mantle, da Peter Rose a Tom Seaver e tanti, tanti altri, molti dei quali sono stati eletti membri della "Hall of Fame" di Cooperstown, il famoso sacrario dei grandissimi del baseball. Da pochi anni fra gli "Immortali" sono entrati anche i "coloured", da quando i giocatori negri sono stati ammessi a giocare nelle "grandi Leghe", Infatti nel 1947 il famoso Jackie Robinson ruppe la "barriera del colore" e aprì con la sua classe, la sua bravura e il suo coraggio le Major Leagues "ai suoi fratelli di razza, distruggendo gli assurdi pregiudizi che per quasi un secolo avevano costretto gli assi di pelle scura nelle speciali leghe-ghetto (le "leghe nere")".
Altre date importanti scandirono la crescita del baseball americano: nel 1921, per la prima volta, fu trasmessa per radio la cronaca di una partita.
Nel 1933 è stata inaugurata la "Ali Star": i migliori giocatori della National League e quelli dell'American League, selezionati con il voto di milioni di fans, in un referendum che coinvolge praticamente tutta la nazione, si incontrano in un'unica, memorabile partita; la brillante idea di istituire questa gara annuale tra i campioni più rappresentativi delle due maggiori leghe americane, venne ad un redattore sportivo della "Chicago Tribune", Arch Ward; nacque così "the annual all stars game" la partita dei campioni.

 

Il primo anno vinse la squadra dell'American League per un fuori campo di Babe Ruth (e chi, se non lui!) e così il secondo anno, anche se il portentoso lanciatore della National League, Carl Hubbel, passò alla storia per aver eliminato al piatto con il suo inimitabile lancio a vite, l'uno dopo l'altro, niente meno che Babe Ruth, Lou Gerhig, Gimmy Foxx, Al Simmons, e Joe Cronin.
Prima della seconda guerra mondiale l'American League ha vinto la "All Star" nel 1933 - 34 - 35 - 37 - 39; la National League nel 1936 - 38 - 40.
Nel 1935, per la prima volta, fu giocata una partita di campionato in notturna. La prima squadra appartenente alle leghe maggiori ad avere un campo così attrezzato è stato il Cincinnati "Reds", seguito man mano da tutti gli altri clubs. Larry Mc Phail fu il vero pioniere del sistema di illuminazione artificiale e introdusse la pratica delle partite in notturna delle Leghe maggiori. La sera della prima partita giocata in notturna, fu il presidente Roosvelt che, dalla Casa Bianca a Washington, con la semplice pressione di un bottone, fece illuminare a giorno il Crosley Stadium dì Cincinnati.
Ma, in assoluto, il primo incontro giocato di notte fu disputato nel 1880 fra due squadre dilettantistiche del Massachussetts che, colte dall'oscurità a metà partita, terminarono l'incontro con l'aiuto di due grosse lampade. Soltanto nel 1929 si pensò di usare l'energia elettrica per le partite ufficiali e il club che per primo adottò l'illuminazione artificiale fu il Des Moines che spese 19.000 dollari per la istallazione dell'impianto.
All'inizio le grandi leghe limitarono a sette, per ogni stagione, le partite casalinghe che si potevano .disputare di notte. In seguito, soprattutto per le squadre del Sud oppresse dalla calura del pomeriggio, il periodo fu allungato e ora, la maggior parte delle squadre, gioca la sera, praticamente tutto il periodo centrale della stagione estiva, dal momento che nelle ore pomeridiane i campi diventano delle vere e proprie fornaci.

Il baseball americano ha celebrato il suo centenario nel 1939 con una stagione piena di cerimonie ufficiali, soprattutto a Cooperstown, luogo della sua nascita. In quell'anno veniva trasmessa la prima partita per televisione.

Nel 1942, ancora una volta, la guerra interrompeva il regolare svolgimento dei campionati. Migliaia di giocatori furono chiamati al servizio del loro Paese; sbarcarono in Europa e nelle retrovie, nei momenti di riposo, giocavano a baseball, il loro vecchio, caro baseball, questo magnifico gioco che fa parte della tradizione, della storia, del costume degli americani ed è più che lo sport nazionale: è il simbolo di un intero popolo.

 


Molto della storia del New York fu vista da carrozze parcheggiate ai bordi del Polo Grounds.

Lo stadio dei Dodgers a "Los Angeles" dove avranno inizio e si concluderanno i "Giochi Olimpici" 84.

 

Fu detto: "II baseball seguì la bandiera" e oggi è giocato in molti paesi: in Giappone, in Cina, a Cuba, in Europa ed in altre parti del mondo; ma negli U.S.A. rimane il gioco nazionale per eccellenza, è lo sport che gli americani amano e seguono di più, affollando i favolosi stadi di New York, di San Francisco, di Atlanta, di Los Angeles, di Houston. Si parla di 300.000 spettatori ad una finale di World Series con incassi da capogiro! I tempi dei pionieri del baseball sono lontani... il 1° maggio 1883 il New York vinse il Boston per 7 a 3 davanti a 1.500 spettatori; fra questi c'era Ulisse S. Grant, eroe della guerra civile e diciassettesimo presidente degli Stati Uniti, che stando alle cronache, applaudiva i giocatori di entrambe le squadre mentre fumava un sigaro dopo l'altro!

 

note

1) Queste due squadre disputarono la prima partita nella cittadina di Hoboter nel New-Jersey.

(2) Ognuna delle due Leghe disputa separatamente il suo campionato; i due clubs vincitori si incontrano per la conquista del titolo di campioni del mondo professionisti che viene assegnalo alla squadra che su 7 incontri ne vince il maggior numero.
La prima "World Series" fu disputata nel 1882 tra la National League e l'American Association.




Autorizzazione alla pubblicazione richiesta e concessa da Sante de Franceschi
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