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UN PITTORE DI NETTUNO
G. BROVELLI SOFFREDINI
Nettuno - Forte Sangallo
6-30 Maggio 2001

di
CLEMENTE MARIGLIANI
VINCENZO MONTI

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INDICE - PRESENTAZIONE Vittorio Marzoli - PRESENTAZIONE Marilena Cappella - LA STORIA - APPENDICE FOTOGRAFICA


LA STORIA


Nel libro Nettuno e la sua chiesa collegiata don Vincenzo Cerri a proposito di Giuseppe Brovelli Soffredini così scrive: "Fu anche un apprezzato pittore. I suoi quadri hanno toni caldi e assai coloriti; si ammirano soprattutto i suoi ritratti, vivi, aggraziati, somigliantissimi. Dipinse per primo l'effige di santa Maria Goretti basandosi su testimonianze di persone che la conobbero e su alcune fotografie delle sorelle della martire. I suoi quadri, non troppo numerosi, sono stati sparsi un pò dovunque dopo la morte del fratello Pietrantonio, col quale si estinse il ramo nettunese della sua antica e nobile famiglia."1

Scopo di questo lavoro e della conseguente mostra è quello di ricercare i dipinti di Giuseppe Brovelli Soffredini e riunirli per consentire ai cittadini di Nettuno di ammirare i lavori certamente non eccelsi dal punto di vista strettamente pittorico, tuttavia di straordinario valore come documento storico-folkorico. Il pittore ha infatti ritratto i monumenti più significativi della storia di Nettuno e delle sue tradizioni tentando di fissare sulla tela quel tempo che inesorabilmente tutto cambia.

Ma chi era Giuseppe Brovelli Soffredini?
Egli nacque a Nettuno il 18 agosto 1867. Figlio di Giovanni Brovelli e di Paola Censi dal cui matrimonio, avvenuto il 21 ottobre 1866, nacquero oltre a Giuseppe anche Edvige, Francesco e Pietrantonio. Come aggiunse la famiglia Brovelli il suo cognome a quello Soffredini? Sia i Brovelli che i Soffredini figurano tra le più antiche famiglie di Nettuno ivi residenti come risulta dai libri parrocchiali del 1600-1700 conservati presso la collegiata di san Giovanni.(2)

Della famiglia Soffredini i più noti sono senza dubbio mons. Bartolomeo Soffredini, autore della Breve storia di Anzio e Nettuno che si conserva alla Biblioteca del Senato e Calcedonio Soffredini, autore della Storia di Anzio Satrico Astura e Nettuno edita nel 1879. Il primo dei due, Bartolomeo, nacque a Nettuno quasi sicuramente nel 1707. Secondo Ida Palladino: "Negli anni di quegli scavi e della costruzione di Villa Albani (1723-35), Bartolomeo Soffredini doveva essere un giovane sacerdote e con ogni probabilità fu colpito da quei ritrovamenti e frequenta la villa che mostra di conoscere assai bene da come la descrive nei più minuti particolari anche all'interno. Intraprese la carriera "diplomatica", egli divenne, poi, Superiore delle missioni d'Olanda, sotto i papi Benedetto XIV (1740-1758) e Clemente XIII (1758-1769). Nel 1760, fu nominato da Clemente XIII internunzio apostolico a Bruxelles. Non conosciamo la data della sua morte che va collocata, tuttavia successivamente al 1772".?'Quanto all'avvocato Calcedonio Soffredini sappiamo che fu presidente del tribunale di prima istanza di Roma ed occupò la carica di assessore anziano nella giunta comunale di Nettuno, Tra i tanti interventi a favore della comunità di Nettuno ricorderemo soprattutto le sue battaglie contro la Camera Apostolica per le pertinenze del pascolo, l'impegno per la ristrutturazione delle mura castellane, lo zelo contro la domanda del comune di Anzio per dissodare 33 rubbi di boschi con 800 alberi di sughero e quello per la definizione della Strada ferrata economica d'Albano per porto d'Anzio e Nettuno. Con l'avvocato Calcedonio (che nel frattempo era stato accolto in casa da don Benedetto Brovelli) si estinse la famiglia Soffredini. Don Benedetto Brovelli ottenne con decreto reale a firma di Umberto I di Savoia l'assenso a fregiarsi anche del cognome Soffredini. La trascrizione di tale atto avvenne nel 1886. Don Benedetto Brovelli oltre che canonico della chiesa di Nettuno, fu nominato cameriere segreto di papa Pio X.
Il fratello di don Benedetto, Giovanni Brovelli, padre del nostro Giuseppe." fu assessore al comune di Nettuno. Giuseppe Brovelli Soffredini primogenito di Giovanni ricoprì la carica di agente consolare di Francia presso il porto di Anzio, carica che i Brovelli si trasmettevano di generazione in generazione. Al Museo Napoleonico di Roma si conservano la feluca che egli indossava nelle cerimonie ufficiali e il sigillo che apponeva sopra gli atti, (oggetti già appartenuti al nonno).

Giuseppe Brovelli abitò prima in piazza Gelso (oggi Segneri-Soffredini nel borgo di Nettuno), in seguito, dal 1922, nella nuova residenza in piazza san Francesco certamente più consona per la sua attività di rappresentanza. Riceveva nel suo studio molto grande (occupava circa la metà del palazzo) che si affacciava su un grazioso giardino pieno di piante esotiche e rare. Tra le tele appese ai muri della sua casa spiccava un bellissimo autoritratto del grande pittore Pompeo Girolamo Baioni (Lucca 1708-Roma 1787) oggi conservato al Museo di Roma.

Giuseppe Brovelli Soffredini dedicò tutta la sua attività di scrittore e pittore quasi esclusivamente ai paesaggi, al folklore, agli avvenimenti che coinvolsero la città di Nettuno. Infatti nei suoi quadri troviamo vedute del colle di Nettuno, di Villa Borghese, le marine che effigiano il vecchio borgo, la chiesa di san Francesco, numerose donne disegnate in costume nettunese, molti quadri ehe rappresentano la processione della Madonna delle Grazie, infine parecchi ritratti tra i quali quello celeberrimo di santa Maria Goretti.

Tra le tele che raffigurano l'epopea nettunese ricomprenderemo il grande quadro alla corte dei Colonna custodito nel palazzo comunale e gli affreschi eseguiti alla chiesa di san Francesco raffiguranti la battaglia di Lepanto alla quale secondo il nostro pittore: "Non è a dubitarsi che, tra gli eroici combattenti di Lepanto, vi fossero anche Nettunesi".(4) Il tema dei suoi quadri si spiega facilmente a causa della totale identificazione con la sua città che amava profondamente e di cui avvertiva prepotente il fascino, fascino peraltro condiviso da molti altri pittori dell' epoca." (5) Scrive Edoardo De Fonseca: "La situazione di Nettuno è amenissima, e dal lato pittorico vince quella della città sorella"(6)

Le motivazioni di molte delle sue rappresentazioni pittoriche le ritroviamo nel suo libro Neptunia edito a Roma nel 1923 e di cui disegnò anche la copertina. Lo stile invece molto eclettico si ispirò in parte alle istanze storielle e culturali del suo tempo:
"è un genere di pittura che parte da un illustrativismo scolastico, nutrito di nobili ideali, ma che in più di un'occasione si affranca da quell'amor patrio deamicisiano tutto luoghi comuni e quasi sempre scontati" (Renato Mammucari). (7)

A questa serie possiamo ascrivere raffresco nella chiesa di san Francesco che rievoca la battaglia di Lepanto ed il grande quadro di Antonio Ongaro che declama il poema l'Alceo alla corte dei Colonna. I quadri di paesaggio si ispirano come nota Beatrice Peyron al "dipingere all'aria aperta per riprendere, oltre al dato oggettivo, il "sentimento" del luogo ritratto: questo era il modus operandi dei pittori della Campagna Romana". (8)

Giuseppe Brovelli Soffredini era molto devoto alla Madonna delle Grazie di Nettuno, infatti da alcuni appunti lasciati da Adele Censi, pronipote di Paola Censi, madre del nostro pittore apprendiamo:
"Giuseppe Brovelli pose finalmente fine allo stupendo disegno dell'immagine della Madonna delle Grazie, patrona di Nettuno. Giuseppe Brovelli ne fece dono in segno di gratitudine allo zio Benedetto Brovelli sacerdote. Il 2 aprile del 1900 il disegno fu portato a Roma ad un fotografo che ne fece molte copie. Questo disegno era grandissimo. [....] Giuseppe fece anche un ritratto ad olio della Madonna delle Grazie di Nettuno (anch'esso grandissimo) finito il 12 maggio 1901, venne esposto il mese di maggio (dello stesso anno) nella chiesa di S. Giovanni in Nettuno".

Nota sempre Adele Censi "L'11 agosto 1902 venne a Nettuno il pittore Salvatore Valeri (1856-1946) da Costantinopoli e la famiglia Brovelli offrì una cena al Colle con molti invitati, molte luci, e finita la cena tutti i commensali hanno posto la loro firma su di una palanca che era servita per sedersi a pranzo". Sempre da Adele Censi sappiamo che il 13 ottobre 1902 dipinse su ordinazione di padre Stefano priore del Fatebenefratelli di Roma il quadro di san Raffaele Arcangelo.

Il tema che Giuseppe Brovelli riesce meglio a sviluppare è indubbiamente quello relativo alle processioni della Madonna delle Grazie e quello del costume nettunese di cui era particolarmente innamorato e che ha ritratto in numerose sfavillanti tele, ma sentiamo in proposito un passo tratto dal suo libro Neptunia dove emergono i sentimenti e le emozioni del nostro pittore in proposito:
"L'abbigliamento caratteristico e pittoresco delle donne nettunesi, è, al presente, del tutto scomparso. Cambiati i tempi e gli usi, per un malinteso rispetto umano e per uniformarsi alla moda comune, il sesso femminile ha abbandonato il tradizionale costume. Fino alla metà del sec. XIX vi fu un cittadino, che molti conobbero, custode fedelissi-mo dei patri ricordi, il quale cercò, con ogni maniera e rimunerazione, che il costume si mantenesse; ma esso era destinato a sparire. Le antiche usanze sono ormai tramontate, e, con esse, è cessata l'osservanza che le donne Nettunesi avevano per il loro ricco vestiario, già orgogliosamente indossato nelle religiose funzioni, nelle devote processioni, nei conviti, nelle nozze e al passeggio.
In quel vestiario smagliante riflettevansi un superbo bagliore, e storiche ricordanze. Ammiravasi insieme la dovizia delle stoffe e degli ori, unitamente all'avvenenza delle donne di bel sangue Nettunese. Assai suggestiva, nella voluta significazione, era, poi, la diversità nella forma e nei colorì per le maritate, per le zitelle e per le vedove; e ben rispondeva il grave portamento delle prime, l'ingenuo sorriso delle seconde, e la composta austerità delle ultime. Nelle ricorrenze festive, a sera, prima del tramonto le donne andavano a diporto con i loro famigliari, fino allo storico tempietto della Madonna di san Rocco.
Qualche attempata comare di nettuno, qualche figliuola ancor memore degli antichi, domestici ricordi, conservano, chiuso nell'armadio il caratteristico abito. Solo, però, nell'annuale e solenne processione della Madonna di san Rocco è dato ammirare il costume, indossato da tre giovinette di sangue più o meno saraceno, che, nella loro veste fiammante, con la bizzarra tovaglia sul capo e la candela in mano, precedono lentamente, con dignità disinvolta, la sacra Statua.
Ai ricordi spariti da questo ameno lido sì deve aggiungere l'antica foggia della donna nettunese In gonna rossa e col turbante in testa".(9)

Molti sono i pittori italiani e soprattutto stranieri che hanno fissato le meravigliose atmosfere dei nostri luoghi e che hanno subito il fascino delle belle nettunesi basti ricordare tra i tanti: Bartolomeo Pinelli (Roma, 1781-1835), Léopold-Louis Robert (Le Chaux-de-Fonds, 1794 - Venezia, 1853), Arthur John Strutt (Chclmsford, 1819 -Roma, 1888), e Edward Lear (Holloway, 1812 -San Remo, 1888) per non parlare dei diversi scritti lasciati dai vari viaggiatori, su tutti: il Nibby ed il Gregorovius.

Giuseppe Brovelli Soffredini pittore e scrittore ha tentato in ogni modo di sollecitare l'interesse dei concittadini per la storia, i costumi, le tradizioni, gli insigni monumenti e il sentimento dei luoghi che testimoniano un passato che ci ha reso grandi. Ha cercato di fissare le immagini sulla tela, di lasciare almeno una memoria, o meglio un'ammonizione a non far cadere nell'oblio le grandi tradizioni del passato. Purtroppo con la sua morte e soprattutto con quella dell'ultimo erede Pietrantonio Brovelli Soffredini si dissolse l'intero patrimonio culturale di libri, documenti e quadri nell'indifferenza quasi generale.

Oggi vi sono evidenti segnali di una ripresa di interesse per i temi culturali, i soli da cui si può avviare una rinascita civile ed economica non ulteriormente rinviabile. Tuttavia contro la tentazione ricorrente che tutto è più importante della cultura, vale la pena di ricordare l'ancora attuale richiamo di Massimo d'Azeglio:
"I più pericolosi nemici dell'Italia sono gli Italiani. E Perché? Per la ragione che gli Italiani hanno voluto far un' Italia nuova, e loro rimanere gli Italiani vecchi di prima, colle dappocaggini e le miserie morali che furono ab antico la loro rovina; perché pensano a riformare l'Italia, e nessuno s'accorge che per riuscirci bisogna, prima, che si riformino loro, perché l'Italia, come tutti i popoli, non potrà divenir nazione, non potrà esser ordinata, ben amministrata, forte così contro lo straniero come contro i settari dell'interno, libera e di propria ragione, finché grandi, piccoli e mezzani, ognuno nella sua sfera non faccia il suo dovere, e non lo faccia bene".10

 

NOTE

1 V. CERRI, Nettuno e la sua Chiesa Collegiata, Nettuno 1974, p. 57

2 Vd. V. CERRI, Nettuno, pp. 194 sgg. -

3 Breve storia di Anzio e Nettuno descritta dal signor Bartolomeo Sqffredini, a cura di IDA PALLADINO, Anzio 1993, p. 12

4 G. BROVELLI SOFFREDINI Neptunia, Roma 2000, pp. 222 sgg.

5 VD C. MARIGLIANI, Storia dei porti di Anzio, Roma 2000, pp. 222 sgg. C. MARIGLIANI, Spigolature anziati e nettunesi, vol. II, Roma 1995, pp. 21 sgg.

6 E. DE FONSECA, I castelli Romani, Firenze 1904, p. 115

7 R. MAMMUCARI, Ottocento Romano, Roma 1993, p. 155

8 R. PEYRON. Quadri all' indice, in *LaCampagna Romana nell'arte dei "XXV Velletri 1996, p. 99.

9 G. BROVELLI SOFFRRDINI, Op. cìt., pp. 113 sgg.

IO M. D'AZEGLIO, I miei ricordi, Torino 1979, p. 70.





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